I Certosini

Il capo della comunità era il priore che veniva eletto dall'assemblea dei monaci.

Il priore era così chiamato perché considerato «primus inter pares» e non «dominus» dai confratelli, ed inoltre non poteva apportare modifiche alle regole e alle consuetudini dell'ordine senza il consenso del capitolo generale certosino che si riuniva ogni anno. Il priore aveva sia la direzione spirituale che economica della comunità anche se per le questioni pratiche la cura era demandata al procuratore. Successivamente fu creata la carica di «vicario» per le occasioni in cui il priore doveva allontanarsi dalla Certosa.

I monaci, in numero di dodici, vivevano nelle celle secondo le rigide regole dell'ordine in preghiera e contemplazione svolgendo una serie di lavori quali la miniatura, la copiatura di antichi testi e il commento delle Sacre Scritture.

Ai lavori manuali, alla pastorizia, all'agricoltura si dedicavano invece i fratelli conversi (in numero di sedici), laici non elevati al sacerdozio ma che dopo un periodo di noviziato erano tenuti alla professione solenne dei voti.

Sull'esempio della Grande Chartreuse i conversi vivevano in un edificio staccato dalla «casa superiore», a tutela della solitudine dei certosini, che fu chiamato «Correria» da «Cunreerius» procuratore, che era il monaco che sovrintendeva ai conversi.

A partire dal 1174 si ha notizia che alle dipendenze della certosa comparsero i «donati», in numero non superiore a sette, anch'essi addetti ai lavori manuali, non portavano abiti religiosi ma erano tenuti a recitare alcune preghiere quotidiane. Dopo cinque anni di «donazione» erano ammessi al noviziato dei conversi.