1 - PREMESSA

Nel compilare un elaborato sul collaborazionismo da parte di due squadre dei primi partigiani della Val Casotto, che portano alla discesa a Fossano e a Mondovì di due distinti gruppi, siamo rimasti incuriositi dalle notizie emerse di una squadra di ideologia repubblicana, la quale, non essendo riuscita a combattere i tedeschi che stavano per invadere Torino nei giorni successivi all'8 settembre 1943, ha cercato rifugio in montagna e qui, nel breve lasso di pochi mesi, alcuni elementi di questa squadre sono stati protagonisti di singole imprese pagando con la vita la loro audacia.

Aggiungiamo anche che ci ha pure incuriosito da un lato il fatto che la maggioranza di questi "repubblicani", non avendo ancora raggiunto i 20 anni, potesse già avere in quel periodo una discreta preparazione politica e dall'altra come si fosse formata una coesione tra appartenenti a strati sociali molto distinti e distanti - almeno sino a quel momento - tra di loro, tanto da portare a una fusione tra uomini e ragazzi di ideologie vicine, come, avverrà durante la lotta di liberazione. Ed ecco perché ora tenteremo di descrivere il più obiettivamente e dettagliatamente possibile le vicende d'allora.

2 - RESISTENZA AL FASCISMO NEL PERIODO BADOGLIANO

I 45 giorni che hanno preceduto 1'8 settembre 1943, iniziati la mattina del 26 luglio con una esaltazione collettiva per la riconquistata libertà così a buon prezzo e con la speranza di una fine prossima della guerra sono trascorsi in un crescendo misto di angosce, speranze, timori sino al brusco risveglio della notizia radiofonica dell'armistizio. In quel periodo la stampa antifascista riappare alla luce del sole, anche se con tagli e lacune imposte dalla censura militare, e esponenti di partiti, gruppi e movimenti democratici escono dalla clandestinità.

Pur limitandoci a Torino, da dove prenderanno il via i componenti della squadretta che verrà ricordata come quella dei "repubblicani" o dei "politici" per raggiungere la Val Casotto, trascriviamo il quadro che ne fa un testimone (1) nel suo diario sotto la data del 26 luglio: "... arrivati in piazza Castello si è in pieno subbuglio: casa Littorio, i Sindacati bruciano, camion carichi di gente circolano per la piazza sventolando bandiere tricolori, ritratti del Re, di Badoglio, del Principe Umberto. I tram vanno avanti come possono, gremiti in maggioranza da una folla che urla e che schiamazza. Un po' più avanti un gruppo di ragazzi - la teppa comincia a comparire - sta prendendo a sassate un edificio dove è infisso un fascio littorio; altrove dei ritratti di Mussolini sono trascinati per terra. Il Consolato di Germania è circondato da una folla tumultuante che tira sassate e brucia carte e documenti che vengono buttati giù dalle finestre...." (2). Il giorno dopo, sempre secondo la testimonianza del Chevallard (2), al ristorante degli "Specchi" (3) s'incontrano a colazione alcuni esponenti dell'antifascismo e tra questi l'avv. Paolo Sabbione (4), uno dei protagonisti di questa nostra ricerca, il quale in quella circostanza si fa notare per le sue frasi assai violente verso il fascismo e la monarchia (5). In quei primi giorni numerosi comizi sono tenuti da esponenti antifascisti specialmente nelle zone periferiche della città e davanti ai principali stabilimenti metallurgici. Tra i vari esponenti di quel momento spicca per la febbrile attività un dirigente comunista, Luigi Capriolo, che ci ha lasciato un dettagliato e significativo diario (6). E in quei giorni di fine luglio a Torino, per motivi di lavoro, Folco Lulli (7), anch'egli fervente repubblicano è uno altro dei protagonisti di questa storia. Egli è solito frequentare i bar di Via Roma e vicinanze dove all'ora dell'aperitivo amici, conoscenti e semplici curiosi sono soliti darsi convegno per sentire notizie di prima mano e scambiare opinioni sull'imminente futuro. Non si è riusciti ad accertare se in una di quelle riunioni il Sabbione e il Lulli, si siano incontrati; dobbiamo però ritenere di si perché, come vedremo, entrambi fuggono lo stesso giorno dalla città e insieme raggiungono Casotto. Anche un altro giovane, che abita in centro, è solito frequentare i vari caffè della zona: si tratta di Giorgio Taranti (8), che risiede con la famiglia in Via E. Muti al numero civico 31. (9) Ufficiale in spe, forse del Sim (10), pare professi anch'egli ideologie repubblicane; si unisce sovente ai frequentatori dei bar nel commentare gli avvenimenti del giorno (11). Un altro giovanotto, con ambizioni di giornalista, sempre a caccia di notizie, è solito aggirarsi tra questi non troppo affaccendati: è Carlo Ruvioli (12) che, compromessosi col giornale (13) e con la partecipazione alle manifestazioni che si susseguono in quelle giornate, si unisce a alcuni dei precedenti nella fuga verso la montagna (14). Anche un esponente dell'antifascismo torinese, Silvio Vernoni (15), già impiegato all'Olivetti, è in contatto col Sabbione e Lulli. Egli ha il compito di accompagnare diversi aspiranti partigiani nella Valle Casotto dove sono sfollati i propri suoceri, la sua giovane moglie (15). Questa signora ci sarà di valido aiuto nella rievocazione di quei primi giorni resistenziali.

3 - 8 SETTEMBRE

Intanto la situazione politica diventa sempre più pesante. L'andamento della guerra con l'invasione dell'Italia da parte delle truppe anglo-americane, la censura sui nuovi e tanti giornali quotidiani (16), i tre terribili bombardamenti su Torino (17), la carenza di viveri e indumenti, lo spauracchio che la guerra si possa prolungare per un altro inverno, e molti altri argomenti d'attualità descritti assai vivamente dallo Chevallard (18), più volte richiamato nel testo e in nota, sono oggetto delle conversazioni che si svolgono in questi caffè del centro cittadino e ai quali sono presenti e partecipano alcuni dei nostri protagonisti. Si giunge così all'8 settembre con la comunicazione dell'armistizio. Fermeremo la nostra attenzione esclusivamente su due fattori decisivi per molti antifascisti: la mancata difesa della città di Torino e il grande comizio che si tiene davanti alla Camera del Lavoro nel pomeriggio del 10 settembre. Sulla mancata difesa di Torino ci sono diversi studi ed è ormai appurato l'atteggiamento assai equivoco tenuto nella circostanza dal generale Adami-Rossi. "Le masse domandavano armi per battersi contro i tedeschi. Infatti l'impostazione del comizio (tenuto in Piazza Sabotino il 9 settembre da L. Capriolo) era basato su: lotta contro i fascisti, pericolo invasione tedesca. Prepararsi immediatamente per sostenere la lotta armata contro l'esercito invasore in concordanza con l'esercito regolare..." così il Capriolo nel suo Diario (19). Il comizio svoltosi davanti alla Camera del Lavoro nel giorno 10 settembre alla presenza di "circa undicimila persone" (20) è l'ultima manifestazione democratica. La situazione precipita (21) con l'arrivo dei primi reparti tedeschi e lo scioglimento dell'esercito regio.

4 - LA FUGA IN MONTAGNA

Gli antifascisti presi in esame in precedenza si sono senz'altro compromessi con le mai disfatte organizzazioni nazi-fasciste vuoi per i precedenti politici di almeno uno dei capi, vuoi per la posizione ostentata durante il periodo badogliano non escluse la partecipazione fattiva alla richiesta armi al gen. Adami-Rossi e al comizio tenuto alla Camera del Lavoro. Così questi esponenti, constatato inutili i tentativi di resistenza, nella giornata del 13 settembre raggiungono la Val Casotto. Stando al diario di don E. Ferraris (22), attento e scrupoloso nell'annotare nomi e episodi dei primi giorni resistenziali, in quella giornata raggiungono Casotto i primi tre partigiani: essi sono Lulli, Rubioli e Marco (22). Il sacerdote non indica con quali mezzi sono giunti da Torino, a differenza del Tozzi (23) che afferma essere arrivati in undici (e non in tre come asserisce il Ferraris) a bordo di un autopullmann a carbonella della ditta Olivetti (23). Ignoriamo da dove il Tozzi abbia attinto questa dettagliata informazione, forse dall'anonimo partigiano che egli cita quale testimone dell'episodio della Navonera (24). Da notare che scrive il suo pregiato volumetto nel 1956, 13 anni dopo i fatti che andiamo narrando. Uno dei tre protagonisti indicati dal Ferraris come Rubioli in realtà è Carlo Ruvioli (25) il quale in un suo articolo pubblicato nel 1964 (26), pur denso di notizie e particolari, non accenna al famoso autopullmann. Forse il Tozzi è stato male informato perché se fosse realmente esistito questo mezzo di trasporto, non certo più restituito, sarebbe ricordato specialmente dai testi sentiti e in particolare da Francesco Buonadonna (27) che nel primo periodo resistenziale, prima di scendere col plotone a Fossano, impara a guidare automezzi pesanti sotto la guida del partigiano Michele Palermo, autista del ten. Giorgio Taranti, anch'egli facente parte della citata squadra. Analoga dichiarazione è resa dalla sig. Prette ved. Vernoni che in quel periodo risiede a Casotto (28). Circa l'ideologia repubblicana che avrebbe coinvolto tutta la squadra, sia il Buonadonna, già citato, che Attilio De Santis (29), entrambi viventi, e tutti e due della classe 1924 e quindi all'epoca dei fatti narrati non ancora ventenni, concordemente dichiarano di aver raggiunto la Valle Casotto col treno sino a Vicoforte Mondovì e quindi con la corriera, allora ancora funzionante giornalmente (30). Affermano che la maggior parte dei giovani giunti in valle e sistemati in un primo momento nella cascina Biula della tenuta Baldracco, avevano deciso di fare i partigiani per sfuggire alla chiamata alle armi del nuovo risorgente fascismo, ritenuta imminente. R. Amedeo che, con la sua solita solerzia di ricercatore e di profondo studioso di questo primo periodo resistenziale (31), ha riassunto le relazioni del Ferraris, del Tozzi e del Ruvioli, integrandole con testimonianze, elenca in 13 i partigiani "politici" venuti in valle da Torino il 13 settembre 1943. Teniamo a precisare che diversi di questi "repubblicani", che indicheremo anche come "politici" sono giovani senza alcuna preparazione politica alle spalle (in più alcuni come F. Buonadonna; A. De Santis, Gerbino, M. Palermo, ecc.) non hanno espletato il servizio di leva. Ne consegue che soltanto Sabbione, Ruvioli, Lulli e Vernoni, possiamo elencare tra i "repubblicani"; non siamo certi di annoverare anche il Taranti che, a quando risulta, è stato un profittatore, un camaleonte (32). Riassumendo, abbiamo ritenuto di distinguere i facenti parte di questa squadra in 3 gruppi, il primo in quelli che effettivamente professavano l'ideologia repubblicana, il secondo nei giovani che non avevano alcuna idea in proposito, l'ultimo negli sconosciuti dei quali non siamo riusciti a conoscere le opinioni politiche ma che escludiamo fossero di ideologia repubblicana, almeno dagli atteggiamenti tenuti. In sostanza la squadra dei "politici repubblicani" si riduce a quattro.

5 - IL TRASFERIMENTO ALLA NAVONERA

La lotta partigiana in Val Casotto inizia praticamente coi primi "politici" giunti da Torino il 13 settembre, i quali si uniscono a alcuni soldati sbandati della 4a Armata (33). Il giorno dopo giungono e vengono accasermati alla Biula un partigiano di Mondovì e l'altro di Cherasco (34). Dopo alcuni giorni, ed esattamente il 20 settembre, arrivano altri mentre il col. Rossi giunge il 23, seguito da Gaglietto e altri (35). Il 23 di quel mese, la squadra della Biula, notevolmente rinforzata dai nuovi arrivati, si trasferisce in parte al rifugio della Navonera (36). Il Tozzi afferma che "tentativi di far andar via dalla Biula gli elementi repubblicani non mancarono" (37). Ma chi poteva ostacolare o almeno allontanare i "politici" in Val Casotto? Il col. Rossi, che poi avrà magna pars nel fallito attacco alla Navonera, giunge in valle proprio in quel giorno, Gaglietto arriva il giorno appresso dopo l'esperienza di collaborazionismo a S. Anna di Avagnina (38). Vi è chi insinua che il trasferimento alla Navonera sia stato disposto al fine di evitare la possibilità di propaganda da parte dei "repubblicani" ai partigiani della Biula. Noi riteniamo che la motivazione sia molto più semplice: alla Biula non vi era più posto. La situazione delle forze partigiane dopo l'occupazione della Navonera si presenta nel seguente modo: - una squadra poco consistente al Baraccone - un'altra nella casa parrocchiale - la caserma dei CC. agli ordini di Franco (Cesare Baricalla) nella frazione Borgna - Gaglietto con la sua fureria nella trattoria "Cantina Nuova" - la squadra Raf del ten. Reno a Pamparato (39).

6 - IL FALLITO ATTACCO ALLA NAVONERA

E. Ferraris nel suo diario alla data del 27 ottobre così annota: "Il col. Rossi, coadiuvato da Gaglietto e dal maresciallo dei Carabinieri Branca, con abilità e tatto compone un dissidio di natura politica scoppiato tra la squadra della Navonera e il Comando" (40). Come abbiamo già visto, la squadra al comando di Folco Lulli si installa alla Navonera il 23 di settembre; sono trascorsi 34 giorni durante i quali molti elementi di stanza al rifugio scendono a valle per servizio o diporto. Non è escluso che alcuni elementi di maggior spicco abbiano avvicinato, specie nell'osteria del paese, i vari partigiani e abbiano tentato di fare propaganda e proseliti. E ciò in un ambiente di stretta osservanza monarchia dove Gaglietto, ad esempio, ostenta nella sua specie di fureria una grande bandiera tricolore con lo stemma sabaudo (41) dove la maggior parte degli esponenti partigiani non fanno mistero delle loro ideologie monarchiche ritenendosi alle dipendenze del governo Badoglio. E in questo ambiente i pochi "repubblicani" debbono aver dato fastidio. Così viene deciso di disarmare tutti gli appartenenti della squadra della Navonera. Raccontiamo la dinamica del fallito attentato così come viene riferita da un partigiano al Tozzi (42) e confermata da un testimone che partecipa all'impresa (43). Verso l'una di notte le squadre distaccate negli accampamenti sopra descritti vengono allertate e radunate sul piazzale del paese ove "il col. Rossi con Vittorio Tedeschi, Gaglietto, Taranti e Giordano Madella spiegano la necessità di disarmare la squadra della Navonera per sopravvenuti malintesi di natura politica" (45). Ma quanti oratori! Quella notte è assente il comandante del distaccamento, Folco Lulli, il quale è sempre stato convinto di essere stato allontanato appositamente (46). Regge il comando il suo vice, Silvio (Vernoni) amico fraterno di Lulli e anche egli politicamente impegnato (47). Da far notare che sia il Taranti che il Tedeschi risultano far parte della squadra dei "politici" giunti da Torino con Lulli e altri. Le squadre arrivano al rifugio verso l'alba e, dopo aver circondato la casermetta e disarmato la guardia, a un segnale convenuto irrompono nel rifugio (48). Il tutto si svolge "nel modo migliore e parte di noi, me compreso, si fermò al rifugio, costituendo così una nuova squadra di circa venti elementi (49). Finisce nel nulla l'attacco al rifugio della Navonera.

7 - LO SMEMBRAMENTO DEI "POLITICI"

Questa presunta squadra di "politici" si smembra con l'abbandono della casermetta della Navonera avvenuto, come è noto, il 23 novembre in quanto il giorno seguente - come da accordi Taranti-Hoffer - (50) sarà fatta saltare in aria. Sin dalla fine di settembre la squadra aveva perso il maggiore esponente, l'avv. Paolo Sabbione (51), catturato dai tedeschi e inviato a morire in un campo di concentramento. I rimanenti, sfrattati dalla Navonera, aderiscono quasi tutti a collaborare coi tedeschi nella caserma Piave di Fossano (52). Sono ben nove i partigiani che fanno parte del plotone di Fossano, mentre i rimanenti, che indichiamo in nota (53) seguono una loro particolare avventura. Sembra dover riassumere nella sua tragicità il titolo che il Ruvioli ha voluto dare al suo articolo apparso nel 1964: "I nove maledetti della Val Casotto".

8 - CONCLUSIONE

Dei componenti la squadra dei "politici repubblicani", come riteniamo di aver dimostrato, soltanto quattro sono veramente politicizzati, mentre i rimanenti, capitati per caso alla Biula e poi trasferiti al rifugio della Navonera per ridiscendere in massima parte a Fossano, non avevano alcuna preparazione politica. Essi poi senza volerlo sono capitati in un ambiente i cui capi erano dei convinti monarchici che ritenevano un qualsiasi atteggiamento contro la monarchia lesivo alla stregua di un grave reato e in tal senso hanno agito.

NOTE

(1)- C. Chevallard, Torino in guerra. Torino, Le Bouquiniste, 1974 49 e ss. Poiché le edizioni di questo prezioso volume sono state due: la prima uscita ridotta con le notizie ritenute principali, la seconda pubblicata integrale e corredata da ampie note a cura di R. Marchi dell'Istituto Storico della Resistenza di Torino, d'ora in poi indicheremo la prima (quella edita nel 1974) con la dizione: C. Chevallard, la ediz., cit.; la seconda (pubblicata nel 1995) con l'indicazione di: C. Chevallard, 2a ediz., cit. (2) - C. Chevallard, 1a ediz., cit., 52. (3) - Allora uno dei più noti ristoranti del centro cittadino (Via P. Micca ang. Via Stampatori) abituale ritrovo della borghesia subalpina. (4) - Paolo Sabbione. Sposato con Marcella Dho, due figli. Abita in Torino, Via Conte Rosso 8. Nel 1932 arrestato per cospirazione antifascista. Capo imputazione: "per aver dato adesione ad attività ad una associazione segreta aderente al movimento rivoluzionario denominato "Giustizia e Libertà"..., assolto "per non provata reità" continua nella sua attività clandestina collaborando attivamente al movimento. Nei 45 giorni del periodo badogliano non esita a esporsi pubblicamente con il suo atteggiamento oltre che antifascista anche antimonarchico. E uno dei firmatari del manifesto apparso sul Corriere (7) della Sera il 27 luglio 1943 che tra l'altro fa appello alla calma. Risulta in prima fila nel grande comizio davanti alla Camera del Lavoro tenuto dai rappresentanti dei partiti antifascisti il 10 settembre ed è presente nella delegazione che s'incontra con il gen. Adami-Rossi con la richiesta, respinta, di armi per affiancare l'esercito nella nuova guerra contro i tedeschi. In data 13 settembre raggiunge la Valcasotto dove pare vi siano formazioni regolari dell'esercito che intendono fronteggiare il tedesco invasore; viene ospitato alla cascina Biula con altri esponenti torinesi alcuni già conosciuti nei 45 giorni badogliani. Il reparto che si sta formando alla Biula abbisogna di tutto: dalle armi ai viveri, dagli indumenti al casermaggio. Egli si reca quindi a Torino per raccogliere denaro. Verso la fine di settembre, mentre esce da un ristorante di Via Sacchi viene arrestato in compagnia di un ebreo dalla polizia fascista (e non nel gennaio come affermato in un articolo apparso su Piemonte Sera del quale ci occuperemo più avanti). Inviato nel campo di concentramento di Mauthausen muore in data imprecisata colpito da stenti e cancrena. Cfr.: - il dispositivo della sentenza con la quale, imputato di "associazione segreta" e poi assolto "per non provata reità" dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato in data 29-4-1932 si trova in: AA.VV. Caratteri della Resistenza cuneese. Cuneo, CRC, 1994, 67 e ss. - le notizie sulla sua presa di posizione in pubblico subito dopo il 25 luglio 1943 in: C. Chevallard, la ediz. cit., 52 e 2a ediz. cit., 74 nota 54 - le notizie sulla sua cattura nel novembre '43 si rivelano: da una lettera della ved. sig.a Marcella Rho indirizzata il 13 11 1981 a R. Amedeo e da questi pubblicata su: Autonomi, Resistenza, Democrazia, Europa Unita. Periodico di fatti e opinioni. Torino, Centro studi partigiani autonomi, quaderno n. 14 (1983), 35. - la deportazione a Mauthausen in: 1. Tibaldi, Compagni di viaggio dall'Italia ai lager nazisti. I "trasporti" dei deportati 1943-45. Milano, Angeli, 1992, 42 e ss. Il Sabbione risulta inviato il 13 gennaio 1944 con destinazione Mauthausen. Vedi anche: T Magliano, L'inferno di Mauthausen (come morirono 5000 deportati) Torino, Stamp. Artistica Naz., 1945, ult. p. non numerata. - sulla sua attività di propaganda in quel di Casotto (cascina Biula); testi: Francesco Buonadonna e Attilio De Santis - sul suo arresto e la misera fine: C. Ruvioli, (di S. Mauro), I 9 maledetti della Val Casotto" su Piemonte Sera del 21/22 marzo 1964. (5) - C. Chevallard; 1 a ediz., cit., 49. (6) - (A. Agosti, G. Sopelli; M. Mila), Dalla clandestinità alla lotta armata. Diario di Luigi Caprioli, dirigente comunista (26 luglio - 16 ottobre 1943). Torino, Musolini, 1976. (7) - Folco Lulli. Nasce a Firenze nel 1912. All'8 settembre, dopo aver chiesto invano armi al comandante del presidio di Torino per combattere contro i tedeschi, compromesso per le sue idee repubblicane esternate negli ultimi giorni del periodo badogliano, raggiunge la Val Casotto con altri dove si sistema alla cascina Biula e poi al rifugio della Navonera assumendo il comando di quel distaccamento. Diventa in seguito Capo di S.M. di Mauri per le forze partigiane sistemate in valle. Mauri però in una sua relazione ne da un giudizio non troppo lusinghiero. Parlando del rastrellamento conseguente ai fatti d'arme avvenuti dal 13 al 17 marzo '44 nelle valli Casotto e valli viciniori, prosegue: "Nella notte del 17 mi abbandonava il mio aiutante maggiore, tenente Lulli Folco, con altri due ufficiali (ho poi saputo che erano giunti a Viozene). Ma Lulli dev'essere scappato semplicemente perché era più leone a parole che a fatti e non cercava che di mettersi in salvo". Cfr.: Relazione sui fatti d'arme dal 13 al 17 marzo nelle valli Casotto, Mongia e Tanaro" in (G. Perona, a cura) Formazioni Autonome nella Resistenza. Documenti. Milano, Angeli, 1996, 338 e ss. Nell'aprile dello stesso anno, svolgendo una missione in Milano, viene arrestato dalla Gestapo e inviato in campo di concentramento in Germania. Dopo aver superato le tribolazioni della prigionia, grazie al suo fisico eccezionale, rientra in Italia e lavora nel cinema dove diventa un apprezzato e amato attore. Muore a Roma nel 1970. Altre fonti: (R. Amedeo, a cura), Fatti della Resistenza nel Monregalese. Mondovì, L'Unione Monregalese, 1981-83, 4 fasc. pubblicati, 1/41. G. Parola, Cuneo Provincia Partigiana. Cuneo CRC, 1994, 30. (8) - Giorgio Taranti. Nasce a Torino nel 1918. Tenente in spe degli alpini, coniugato con certa Stefania, due figli, abitava in Torino, via Goito n. 6. Ufficiale molto discusso per la sua intraprendenza, forse inviato o facente parte del Sim, citato dall'Operti nel suo memoriale difensivo. Cfr.: R. Operti, Memoriale, dattiloscritto in 6 parti, presso Ist. stor. Resistenza di Torino, mazzo A LRT 1 i, 3/45. Raggiunge le prime formazioni partigiane della Val Casotto con la squadra dei "repubblicani" di Folco Lulli e questa sua partecipazione fa si che gli aspiranti partigiani partiti da Torino e giunti in quei primi giorni alla Biula lo considerino un po' il loro capo, il loro referente. Viene catturato dalla polizia fascista di Asti in quel di S. Damiano d'Asti il 5-6 febbraio '44 unitamente a tre altri partigiani del plotone di Fossano, i quali si trovano in quel paese col compito di proteggere la famiglia del Taranti colà sfollata. Cfr.: Testimonianze del partigiano Nando Berta che faceva parte della scorta. La sua posizione nel movimento resistenziale è assai discussa. A detta dell'Operti egli è presente a Sommariva Bosco il 24 gennaio '44 nel convegno col prefetto di Torino (E. Zerbino) e col. della Guardia Nazionale Montanaro dove propone una tregua d'armi. L'Operti, che segnala l'episodio, annota nella stessa pagina del suo dattiloscritto, che il 17 gennaio promette un carico d'armi che sostiene di poter prelevare da una caserma di Fossano (affermazione reale per le note vicende dl prelievo d'armi da parte dei partigiani collaborazionisti). L'Operti nel suo citato memoriale definisce il Taranti "assai ambiguo" (Data: 2 febbraio) mentre afferma il 18 (sempre di febbraio) che col Taranti ha un altro colloquio a Narzole. Evidentemente vi è una discordanza tra le affermazioni dell'Operti e la testimonianza di Nando Berta. Cfr.: R. Operti, cit., 47 dove definisce il Taranti "il falso patriota". Mauri, Diario, dattiloscritto in Arch. Formazioni Autonome, 5. Risulta consegnato dalla polizia fascista di Asti alla Gestapo che lo trasferisce nel campo di concentramento di Gussen dove muore il 25 aprile '45. Altre fonti: (R. Amedeo, a cura), Resistenza, cit. 72, doc. 3. Autonomi, cit. quaderno n. 14, 38. M. Bogliolo, Inizi di Val Casotto e "situazione politica" dei ribelli, in (E. Amedeo, a cura) Resistenza, cit. 161 e ss. (9) - Già Via Carlo Alberto, mutata in quei giorni dai fascisti repubblichini per ricordare un loro martire ucciso a Roma il 26 luglio '43. Curioso è sfogliare la guida telefonica del 1944, fornita gentilmente dall'archivista della Seat (rag. Piero Chiappino, al quale rivolgiamo un sentito ringraziamento per la sua disponibilità) dove si notano diversi cambiamenti nella toponomastica di Torino. A mo' di esempio ricordiamo che: Corso Re Umberto era stato mutato in Corso Indipendenza Piazza Carlo Felice in Piazza dello Squadrismo Piazza Maria Vittoria in Piazza G. Pepe Piazza Savoia in Piazza della Vittoria Piazzetta Reale in Piazza del Giuramento Via Saluzzo in Via L. Bazzani, per quest'ultima via: C. Chevallard, 2a ediz. cit., 363, nota 177. - M. Bogliolo, Inizi, cit. in (R. Amedeo, a cura), Resistenza, cit. 161 e ss. R. Operti, Memoriale, cit. 47. (11) - Testimonianza di Francesco Buonadonna, confermata da un altro teste, Attilio De Santis, che ricorda qualche confidenza fattagli dal Taranti alla cascina Biula di Casotto. Il Buonadonna tiene però a far presente che i vari Sabbione, Lulli, Taranti e altri, (non escluso il giornalista Ruvioli) erano soliti intrattenersi a conciliabolo distaccandosi volutamente dal grosso dei partigiani. Essi, è sempre il Buonadonna che parla, discutevano molto sul futuro assetto costituzionale da dare all'Italia, subito dopo la fine del conflitto, non tralasciando di criticare duramente il Re per l'appoggio dato al fascismo e per la sua recente fuga lasciando senza ordini le forze armate. In queste discussioni erano anche presi in esame e formavano oggetto di vivaci prese di posizione i posti di prestigio e di comando che sarebbero spettati o dovuti ai protagonisti di questa avventura. Discorsi e aspirazioni che la maggior parte dei presenti alla Biula non riuscivano a comprendere appieno. (12) - Carlo Ruvioli. Nasce a Torino nel 1916. Aspirante giornalista, pare abbia svolto lavoro di cronista per alcuni giornali clandestini pubblicati durante il fascismo. Impiegato all'esattoria comunale, si licenzia o viene licenziato per le sue idee "sovversive". Sposa la sig.a Adriana Sessone, vivente, che durante il conflitto sfolla a Maggiora sul lago Maggiore insieme al figlioletto poi deceduto. Sulla sua attività nella Resistenza la sig.a Sessone ha poche notizie da dare, essendo stata molto lontana dal campo operativo del marito. Risulta di certo che scrivesse dopo il conflitto articoli non firmati di cronaca per l'Unità. Collaborava al giornale umoristico "L'Antifona" e a Piemonte Sera dove in data 1964 (numero del 21-22 marzo), come già scritto, pubblica l'articolo che rievoca l'avventura dei nove "repubblicani" da Torino alla Val Casotto, sotto il titolo: "I 9 maledetti della Val Casotto". Risulta arrestato per due volte consecutive dai tedeschi in Mondovì il 21 novembre '43 e in Torino alla vigilia della Liberazione, ma sempre rilasciato. Dall'articolo apparso su Piemonte Sera il Ruvioli, che si firma col nome di battaglia aggiunto alle proprie generalità (di S. Mauro) (pare che firmasse i suoi artt. anche con lo pseudonimo del "conte di Montecristo), egli, dopo la parentesi di Val Casotto, sarebbe passato nelle file della G.L. con una sua squadra, rimanendovi sino alla Liberazione; circostanza che non si è riusciti ad appurare. Cfr.: Notizie fornite dalla Sig.a Adriana Sessone, ved. Rubioli, e in parte anche dalla Sig.a Maddalena Prette, ved. Vernoni, che indicheremo alla nota (15). (13) - A quanto sembra il Ruvioli pubblica alcuni art. di cronaca nei 45 giorni badogliani sull'Unità. Cfr. Testimonianza della Sig.a Adriana Sessone ved. Ruvioli. (14) - Nel grande comizio tenuto il 10 settembre davanti alla Camera del Lavoro il Ruvioli si trovava in prima fila e pare abbia anche parlato alla folla. Di certo era con la delegazione che si incontra col gen. Adami Rossi. - Silvio Vernoni. Nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1912. Laureato in giurisprudenza, dirigente dell'Olivetti con sede in Torino Via Roma sino al 25 luglio '43, poi allontanato per le sue idee "sovversive". Nel periodo badogliano trova lavoro presso un negozio cittadino ma deve allontanarsi per tema di essere arrestato dalla polizia fascista. Dopo l'avventura della Val Casotto passa nella 5a divisione Garibaldi dove milita sino alla fine del conflitto. Risulta sposato con Maddalena Prette, la quale, segretaria presso uno studio legale, ebbe modo di metterlo in contatto con l'avv. Sabbione. Muore nel 1987. La Sig.a Prette, sfollata a Casotto con i genitori fu presente ai primi avvenimenti del movimento partigiano e utile testimone degli stessi. L'avv. Vernoni fu l'accompagnatore dei primi aspiranti partigiani in Valle Casotto, aspiranti che gli venivano indicati da un certo barbiere di Via Cavour (testimonianza di Francesco Buonadonna). (16) - I giornali stampati alla macchia durante il fascismo e diffusi clandestinamente in Torino e quindi la maggior parte apparsi pubblicamente nei 45 giorni badogliani, furono diversi. Ne ricordiamo alcuni: Avanguardia (L') Avanti (L') Battaglie sindacali Bollettino del PCI d'Italia Contrattacco Giornale degli operai (Il) Giustizia e Libertà Grido di Spartaco (Il) Italia operaia Libertà (La) Stato operaio Unità (L') Voci dell'officina Titoli desunti dai processi intestati a numerosi antifascisti dal T.S.D.S. dagli anni 1930 al 1942. Cfr.: A. Dal Pont, A. Leonetti, M. Massara, Giornali fuori legge. La stampa clandestina antifascista. 1922-1943. Roma, Anddia, 1964. (17) - Durante il periodo badogliano Torino subì tre massicci bombardamenti nei giorni 8,13 e 15 agosto. (18) - C. Chevallard, 1a ediz., cit., 49 e 108. (19) - (A. Agosti, G. Sapelli, M. Mila), cit., 46 e ss. (20) - La cronaca di queste due convulse giornate è tratta in parte da una relazione riportata da: P. Secchia, Il partito comunista italiano e la guerra di liberazione. Ricordi, documenti inediti e testimonianze. Milano, Feltrinelli, 1973, 125 e ss. e in parte da L. Capriolo in: (G. Agosti, G. Sapelli, M. Mila), cit. 4. (21) - La situazione precipita. Ore 15,30 "Il governatore generale Adami-Rossi dà disposizione ai soldati di lasciare libero il passaggio ai tedeschi". L'intenzione di costruire una "Guardia Nazionale" tramonta. Il gen. Adami-Rossi rifiuta qualsiasi collaborazione. Gli elenchi degli aderenti a questa nuova forza militare vengono bruciati. Coloro che si sono esposti in queste 45 giorni (tra i quali ricordiamo P. Sabbione, F. Lulli, C. Ruvioli, S. Vernoni) decidono di darsi alla macchia. Cfr.: (A. Agosti, G. Sapelli, M. Mila), cit., 4. A. Gobetti Marchesini Prospero, Diario partigiano, Torino, Einaudi, 1956,19. P. Secchia, cit., 118,177. (22) - E. Ferraris, Valcasotto nella vita partigiana. Settembre 43 - Aprile 45. Mondovi, Tip. Avagnina, 1948, 9 e ss. (23) - L. Tozzi, Origini di Val Casotto e pagine di diario. Mondovì, Tip. Fracchia, 1956, 12. (24) - L. Tozzi, cit., 16. (25) - Per le notizie biografiche si rimanda alla nota (12). (26) - C. Ruvioli di S. Mauro, I nove maledetti della Val Casotto, in Piemonte Sera, 21-22 marzo 1964. (27) - Uno dei testi presenti nei primi tempi alla Biula e quindi nel rifugio della Navonera. Questo partigiano poi è con altri a Fossano alla caserma Piave. Lo ringraziamo per la sua disponibilità. Altri testi sentiti sono Attilio De Santis e la sig.a Prette ved. Vernoni, che confermano la dichiarazione del Buonadonna. (28) - La sig.a Maddalena Prette ved. Vernoni in quel periodo era sfollata a Casotto. (29) - Nell'art. su Piemonte Sera il De Santis si identifica con il "tipo da spiaggia". Anche a questo partigiano dobbiamo rivolgere un sentito ringraziamento per la sua disponibilità. (30) - Curiose e quasi analoghe sono le vicende che hanno spinto questi due aspiranti partigiani a raggiungere la Val Casotto. Raccontiamole: - Francesco Buonadonna. Su indicazione del padre, fervente antifascista, viene indirizzato a un amico del genitore che abitava in Via Carlo Alberto, tale Adreani, con alloggio proprio davanti all'albergo Sitea, il quale lo accompagna presso un negozio di barbiere della vicina Via Cavour (con telefono, assai raro in quel periodo per un tale negozio). Quivi il proprietario, un certo Birale o Brotto (Buonadonna a distanza di oltre mezzo secolo non ricorda bene il cognome) si offre di accompagnarlo in Val Casotto insieme a altri due, che Buonadonna non riesce più a identificare. La partenza avviene la mattina del 23 settembre. In giornata, prima in treno e poi con la corriera, raggiungono Val Casotto dove il parroco li indirizza alla cascina Biula. - Attilio De Santis. Analoghe sono le vicende che portano questo giovane in Val Casotto. Il De Santis, per tema di essere arruolato nella nuova repubblica (il vero richiamo alle armi avviene soltanto il 16 ottobre '43). (Cfr. Corriere della Sera, del 16/10/43. G. Pansa, L'esercito di Salò nei rapporti riservati della G.N.R. 1943-44. Milano, Ist. Stor. Movim. Liberazione, 1969, 23) tramite la madre, cassiera al cinema Vittoria, prende contatto con un tizio, che poi sarà identificato col partigiano Vernoni, il quale provvede a portarlo col treno e corriera in Val Casotto. (31) - (R. Amedeo, a cura), Forze partigiane in Val Casotto et attività dei vari distaccamenti, in Resistenza, cit. 71 e ss. (32) - si rimanda alla nota (8). (33) - E. Ferraris, cit., 9. (34) - Essi sono Carlo Adriano e Giovanni Rinaldi carabiniere, il quale sarà il primo caduto partigiano della valle. (35) - Il 23 settembre giunge il col. Rossi, il giorno dopo arrivano Gaglietto, Italo Cordero, Colantuoni e altri. (36) - E. Ferraris, cit. 10. (37) - L. Tozzi, cit. 15. (38) - Come è noto, il carabiniere Gaglietto, reduce dalla Francia con altri commilitoni in seguito allo sbandamento della 4a Armata, sosta in quei primi giorni dopo l'armistizio al Deposito di S. Anna di Avagnina provvedendo a mantenere l'ordine pubblico. (39) - M. Bogliolo, Inizio, cit. in Resistenza, cit. 176 e ss. (40)- E. Ferraris, cit. 12. (41) - M. Bogliolo, Inizio, cit. in Resistenza, cit. 176 e ss. (42) - L. Tozzi, cit. 16. (43) - Francesco Buonadonna, già appartenente alla squadra dei "politici" rimane di stanza alla Biula invece di seguire il 23 settembre Lulli alla Navonera in quanto stava prendendo lezioni di guida da Michele Palermo, autista del ten. Taranti. (44) - Testimonianza di anonimo riferita da L. Tozzi, cit., 16. (45) - E. Ferraris, cit. 12. (46) - L. Tozzi, cit. 17 che afferma "non è da escludere che sia stato proprio cosi" (l'allontanamento del Lulli). (47) - Per la biografia si rimanda alla nota (15). (48) - R. Amedeo, Storia partigiana di Garessio e della prima Val Casotto. Torino, Centro studi partigiani Autonomi, 1982, 29. G. Parola, cit. 31. Testimonianza di F. Buonadonna e A. De Santis il primo che partecipa all'attacco della Navonera, e il secondo che lo subisce. (49) - Testimonianza di F. Buonadonna. (50) - Sono noti gli accordi intercorsi tra il ten. Taranti e il magg. tedesco Boffer; tra le varie clausole, ricordiamo il brillamento della casermetta della Navonera. (51) - Su l'avv. Paolo Sabbione vedi la biografia alla nota (4). (52) - Essi sono: Buonadonna Francesco - Calamo Renato - Di Lembo Antonio - Finocchi Umberto - Gerbino (non meglio identificato) - Meirone Mario - Palermo Michele - Taranti Giorgio - Tedeschi Vittorio. (53) - si tratta di: De Santis Attilio - Lulli Folco - Ruvioli Carlo - Vernoni Silvio.