Al limite superiore dell'abitato di Pamparato, proprio all'inizio dei castagneti, si erge una piccola cappella dedicata a S. Bernardo, che la tradizione orale vuole ne sia stata l'antica chiesa parrocchiale.

Ciò che rimane oggi è una struttura di tipo absidale, della quale è difficile dire se sia soltanto ciò che rimane di un edificio più grande o se, così come è avvenuto per tante delle cappelle medioevali che costellano il Monregalese, la sua forma attuale corrisponda a quella originale ad eccezione della facciata, aggiunta come negli altri casi in epoca barocca.

Sulle sue pareti si snoda un ciclo di affreschi, che presenta una notevole importanza nell'arte delle Alpi Marittime per l'abbondante iconografia della vita di S. Bernardo di Clairvaux.

La data e la firma del maestro Segurano (Cigna), poste in un'iscrizione a caratteri gotici sotto gli affreschi (MCCCCLXXXXII (1492) die 24 septemb... segu...), confermano le notizie della «Dissertazione» del Lobera: «Ipsa miraculosa effigies depicta cernitur in lateritia columna vulgo dicta Pilone ed redolet artem Segurani Cigna pictoris Vincensis ea tempestate nomnis nequaquam obscuri» (D. Luca Lobera, Dissertazione sopra l'origine della Città di Mondovì e delle antichità della terra, castello e chiese di Vico, Stamp. Rossi, Mondovì, 1791).

La data concorda con l'attività del pittore: Prunetto, Madonna del Carmine (1478) e Cerisola (Garessio), Chiesa di S. Maria Maddalena (1461). Vengono inoltre ricordate alcune tavole del Cigna a Roburent e a S. Biagio di Pamparato (data 1454).

La Cappella di Pamparato potrebbe mostrare quindi la maturità artistica di Segurano Cigna. Nell'iscrizione si legge anche il nome del committente: Jacobus Brilada.

Particolarmente importanti gli otto pannelli della volta e il nono sulla parete di destra. Essi rappresentano uno dei cicli più estesi della vita del Santo, riportati anche nella monumentale «Iconografia» dello studioso inglese George Kaftal (Iconography of the Saints in the Painting of North West Italy, Vol. IV, pagg. 154-155).

Interessante è la forma di linguaggio usato nella descrizione degli episodi della vita del Santo: una specie di volgare latinizzante che si ritrova anche nella Cappella di Sant'Antonio a Clans.

Un recente (1999-2000) ed imponente lavoro di consolidamento e di restauro consente ora di distinguere fra i dipinti originali e un maldestro rappezzo fatto in epoca napoleonica, verosimilmente per ovviare a guai derivati dai problemi statici che già allora minavano l'integrità della struttura.