Appunti del Parroco Don Emidio Ferraris

Alla memoria dei miei diletti parrocchiani

Il Sinodo Monregalese tributa lode ai Parroci, che hanno cura di compilare la cronaca delle cose memorabili attinenti alla loro parrocchia.


Quel plauso compete pieno al Rev. Priore di Valcasotto per avere scritte le presenti pagine.
Esse sono ben più di una cronaca locale, sono ben più di semplici appunti, quali modestamente le qualifica l'Autore: sono Storia!


Queta e idilliaca e la conca montana del Casotto, che pare sentirvi alitare lo spirito pio dei Certosini, i quali vi fiorirono per secoli.

Ma in questi anni luttuosi divenne teatro di lotte cruente, di rovine, di scempi. Nei giorni di generale smarrimento, seguiti all'armistizio dell'8 settembre 1943, vi si rifugio un gruppo di militi sbandati, che costituì l'elemento nucleare di un movimento, che doveva presto svilupparsi e dilagare nelle valli alpine e nelle Langhe e poi nella grande pianura piemontese: il movimento popolare che arse epico e cruento per venti mesi, onde rivendicare alla nostra Patria, esausta da una guerra sciagurata, indipendenza, libertà e dignità contro l'invasione straniera e contro la tirannide interna.
Come gli altri Parroci e Sacerdoti Monregalesi, a quel movimento aderì il Rev. Priore di Valcasotto in comunanza di sentimenti e di vicende col suo popolo, del suo popolo guida e sostegno e scudo.
E con queste pagine ne ricorda gli inizi e l'azione non solo nella valle del Casotto, ma pure in quelle del Tanaro, del Mongia, del Roburentello, del Corsaglia.
Pagine brevi, ma precise e documentarie e sostanziate di fatti memorabili.
Pagine scarnite, rifuggenti da declamazione e da rettorica, ma rifulgenti di eroismi e di sacrifici senza nome.
Pagine che stillano lacrime e sangue, ma che consacrano al nostro pio ricordo i nomi dei Caduti, alla nostra riconoscenza quelli degli eroici Partigiani.
Dio benedica la risorta Italia !

Mondovì, S. Natale 1947.


Can. Arcid. V. Terreno
Rev. Eccl.


Imprimatur:
Monteregali, die 26 decembris 1947.
Can. A. SIOLI. Vic. Gen.

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Giorni fatidici per l'Italia il25 luglio, tramonto di un regime infausto, e l'8 settembre 1943, firma dell'armistizio con l'America e l'Inghilterra.
La Germania continua da sola la guerra, e la combatterà nella nostra penisola contro le due potenze alleate e contro il popolo italiano.
Si delinea intanto, forse la prima volta nella storia della nostra Patria, l'inizio della totale unione di tutti gli italiani per l'Italia contro il tedesco.
Il dissolvimento del nostro esercito, la mancanza di direttive e di armi, induce il popolo a costituirsi in Comitato di Liberazione Nazionale e a volgersi alla preparazione politica, cioè all'opera di cospirazione.


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1943

10 Settembre

L'alta valle del torrente Casotto, situata a ponente della città di Garessio, oltre il colle omonimo, accoglie con grande generosità i soldati delle disciolte armate italiane del Piemonte, del Veneto, della Lombardia e della Francia.
Sono uomini stanchi da lunghe giornate di cammino, stremati di forze per privazione di nutrimento, scalzi, laceri, e sopratutto demoralizzati per l'abbandono in cui furono lasciati.
Miseranda fine del già vittorioso e potente esercito di Vittorio Veneto! tutti ricevono la più confortevole ospitalità presso ogni famiglia; si fermano un giorno, una notte per ristorarsi, poi si sciolgono, sfuggendo all'esercito tedesco, per raggiungere le loro case.
Pochi si fermano nel]a Valle. Costituiranno l'avanguardia del primo gruppo di patrioti che, sorretto dalla generosità e dalla fiducia della popolazione, darà principio ad un'epopea ricca di fede, di eroismi e di sangue.

13 Settembre

La sera del 13 settembre arrivano in Valle da Torino i primi tre partigiani che si uniscono ai suddetti sbandati. Sono Lulli, Robioli e Marco. Il giorno dopo arriva Carlo Andriano da Mondovì col carabiniere Rinaldi Giovanni da Cherasco; il giorno venti giungono parecchi altri ancora e prendono stanza al cascinale Biula della tenuta Baldracco. Sono sprovvisti di tutto: cibarie e indumenti sono offerti dalla popolazione, e fin dai primi giorni trovano validissimo appoggio nel proprietario dell'ex Castello Reale.
In quei giorni i tedeschi fanno una puntata in Val Tanaro, ma tosto si ritirano.

23 Settembre

Arriva il Colonnello Rossi (Ceschi), seguito il giorno dopo da Gaglietto, Italo Cordero, Colantuoni, i quali con Lulli, Piero Manzo, Ghigliano Renzo, Cornazzani Ugo ed altri, sosterranno una lunga e durissima lotta intrecciata di vittorie e di sconfitte, di gioie e dolori fino al giorno della liberazione.
11 Comando del gruppo dei partigiani e assunto da Rossi, colonnello di Stato Maggiore, uomo di vasta coltura e consumato nella perizia dell'arte militare. E' coadiuvato nel disimpegno del suo non facile lavoro di inquadramento dal carabiniere Gaglietto. Arriva il tenente Siri: incomincia a delinearsi il principio dell'organizzazione. Gaglietto che risiederà sempre alla trattoria «Cantina Nuova», alloga nella frazione Borgne la caserma dei Carabinieri, di cui assume il comando Franco (Cesare Baricalla), carabiniere. La squadra che era al cascinale «Biula» passa al Rifugio della Navonera al comando di Lulli; due squadre numericamente minori, prendono stanza al «Baraccone»e l'altra nella casa parrocchiale di nuova costruzione .
La Cappella di S. Rocco e adibita a deposito di armi e munizioni. Il servizio sanitario e assunto dal partigiano Dott. Brosio di Pamparato.

10 Ottobre

In tutto il mese e continuo l'arrivo di armi, munizioni, viveri e materiale di casermaggio, di cui i più audaci riescono a impossessarsi facendo irruzione nei magazzini di Mondovì, Ceva e Fossano. Gli addetti alla pericolosa impresa sono: Taranti, Vittorio Tedeschi, Bo Emilio ed altri.
Da Garessio, l'industriale Roberta Lepetit, nobilissima figura di patriota, manda alcuni autocarri di derrate alimentari con medicinali.
L'arrivo di partigiani cresce di giorno in giorno: sono uomini di ogni idea politica, operai, contadini, professionisti, marinai.

23 Ottobre

Si danno convegno a Valcasotto le maggiori persona]ita intellettuali del Piemonte e della Liguria aderenti al movimento partigiano di resistenza. Nella storica adunanza, tenutasi il giorno 24 alla «Trattoria Croce Rossa»,i rappresentanti dei C.L.N. regionali, persone dotate di coraggio, di elevato ingegno e di soda penetrazione politica, unanimi deliberano di favorire e sostenere con ogni mezzo morale e materiale il Gruppo partigiano della Valle.
A quella riunione prende parte il Comando partigiano, che vede confermata e potenziata col più entusiastico plauso la sua opera, e ne prende incitamento- per continuare a svolgerla con costante tenacia. Uno solo era il fine: cacciare il tedesco e conseguire la libertà da tanti anni compressa.
Tra i partecipanti al convegno, che tutti per ingegno e indipendenza di carattere ancora onorano la nostra generazione, ricordiamo:
Gener. Gius. Perotti, presidente, fucilato a Torino il 6-4-1944
Colonn. Rossi (Ceschi), relatore militare
Avv. Guido Verzone, relatore agli effetti civili
Dott. Prof. Cesare Rotta, relatore agli effetti logisti
Geometra Giuseppe Galliano, indicatore tattico
Avv. Cristoforo Astengo, fucilato a Savona il 27-12-1943
Avv. Tancredi Galimberti, trucidato a Cuneo il 2-12-1944
Dottor Antonino Rèpaci, attualmente Pubblico Ministero alla Corte d Assise Straordinaria a Cuneo
Sig. Gerolamo Damilano, da Cuneo.
Di molti altri ci sfugge il nome.
Tra coloro che accompagnavano il colonn. Rossi, notiamo i carabinieri Gaglietto e Franco, come rappresentanti il Comando partigiano.
Il nome di Valcasotto diventa simbolo di un vasto movimento »pro aris et focis»e penetra in ogni famiglia dalle alpi alle più lontane regioni liguri. I primi elementi delle forze che si chiameranno poi «1(o) Gruppo Divisioni Alpine» e che hanno dato un apporto risolutivo alla guerra di liberazione nazionale, ebbero la loro culla a Valcasotto e il loro riconoscimento ufficiale il 24 ottobre 1943.

27 Ottobre

Il colonnello Rossi, coadiuvato da Gaglietto e dal maresciallo dei Carabinieri Branca, con abilità e tatto compone un dissidio di natura politica scoppiato tra la squadra della Navonera e il Comando.
Provenienti da Peveragno, accompagnati da quel parroco Don Giuseppe Ravera, arrivano quattro ebrei di origine polacca, due uomini già avanzati negli anni, e due giovani sposi Aronne Gottlich e Ruth. La popolazione è larga di ospitalità con tutti.

4 Novembre

Vengono ad aggregarsi a questo Gruppo di partigiani alcuni ufficiali serbi, già prigionieri all'«Hotel Miramonti «di Garessio, e lasciati liberi dopo il 25 luglio; sono gentiluomini e godono, come i partigiani, la simpatia della popolazione. Ne riportiamo i nomi:
Elia U. Radonik, capitano di 1a classe, comandante
Petko Mari Janovic
Demitrizr Ceratlic
Mihailo Rovacevic
Cvetkovnic Deginür, capitano di 2a classe
Bozo Kenjic, tenente
Bozo Vakicevic, tenente
Branislav Milanovic, s. tenente
Movac Viceliic, tenente
Dragutin J. Lasic, capit. 1a classe, aiutante maggiore.
Tra di. essi è un medico, Dottor Constantinovic Nicolaiev, che adibì la casa canonica, ove abitava a prima infermeria del Gruppo partigiano.
Arrivano Bruno Madella e Antonio Sciolla (Reno): Madella reduce dalla campagna di Grecia, e sergente dei bersaglieri, un ottimo elemento, retto, attivo. Sciolla ha subito il comando di una squadra col grado di tenente; e di una volontà ferrea, non cede dinanzi ad alcun ostacolo, e audacissimo. Vi e anche il buon Ritano Ferdinando di Mondovì, il soldato ideale, di una vita intemerata, ispirata e vissuta con-forme ai sublimi ideali di religione e patria.

10 Novembre

Le azioni di disturbo al nemico, già frequentissime dai primi di ottobre, continuano ininterrottamente; i posti di blocco nemici sono sempre in allarme, il transito delle truppe tedesche per la nazionale Ceva-S. Michele-Mondovì e pericoloso. Il 1(o) novembre Italo Cordero con un altro partigiano fermano presso Lesegno un autocarro con rimorchio carico di sessanta fusti di benzina, destinati all'aeroporto nemico di Savona. Disarmano i due conducenti e li obbligano a dirigersi a Valcasotto, ove arrivano tutti in serata. Gaglietto, in assenza di Rossi, fa accompagnare i due tedeschi alla Navonera in custodia a quella squadra; la benzina è portata quasi tutta a Roburent «cascina Turris », pochi fusti restano nella Cappella di S. Rocco. Autocarro e rimorchio vengono condotti presso Niella Tanaro e colà abbandonati, dopo averli resi inservibili.
Nella notte del 14 novembre, in seguito ad incidente automobilistico, rimane ucciso il carabiniere Rinaldi Giovanni di Cherasco.

18 Novembre

La staffetta Andriano, che dall'opera di recupero di materiale era passato al servizio segreto di informazioni, con recapito in Mondovì presso Denina «Casa del Caffè», comunica al Comando che si prevede prossimo un attacco tedesco. L'informazione era esatta. Tutte le squadre sono in allarme. Incomincia oggi a nevicare e continuerà ininterrottamente fino al 21. Il 20 sera i tedeschi sono a Roburent in numero rilevante; prendono come ostaggi le sorelle Gabriella e Gemma Galliano di Vittorio in luogo dello zio geometra Giuseppe Galliano, partigiano notissimo e segnalato dall'Ovra; e le figlie del tenente colonn. Andrea Magliano, Maria Teresa professoressa in lettere e Carmen in luogo del padre.
Tutte vengono condotte a Cuneo, ma rilasciate fortunatamente in libertà dopo tre giorni.
Il giorno dopo i tedeschi arrivano a Pamparato con grande apparato di forze e prendono ostaggi Paolo Rubino e il maresciallo dei carabinieri Branca, che portano a Roburent; l'abbondantissima nevicata aveva impedito agli invasori di inoltrarsi nella stretta gola della Valle, ma il momento è quanto mai grave.
Nel frattempo un proclama tedesco, affisso ovunque, minaccia la distruzione, con bombardamento aereo, di tutti i centri abitati, da S. Michele fino al Castello di Casotto, se i partigiani non accettano le dure condizioni imposte da quel Comando
Le popolazioni minacciate vivono ore di terrore e di angoscia per il timore di trovarsi da un momento all'altro senza casa, senza viveri, con morti e feriti nel cuore dell'inverno.
I partigiani non potevano assolutamente resistere alla strapotenza delle armi e degli armati tedeschi, ed occorreva pure evitare la distruzione di tanti fiorenti paesi.
Il tenente Taranti, come comandante responsabile del Gruppo dei partigiani della Valle, si presenta al colonnello tedesco in Pamparato e accetta le dure condizioni. L'attuazione pratica di queste non era però cosa facile, e particolarmente laboriosa fu la restituzione dei due prigionieri, che si poté finalmente effettuare nelle primissime ore del giorno 22: notte insonne quella e di angoscia per tante famiglie che vegliavano temendo della loro sorte.
Il bombardamento fu così evitato e gli ostaggi Rubino e Branca sono rilasciati.
Certamente l'atto del tenente Taranti, senza pretesa di indagare le sue intenzioni, fu coraggioso ed audace.
Il Gruppo di patrioti si sciolse solo apparentemente; la maggior parte di essi porta con sé armi,munizioni e coperte; molti passano in Val Vaudagna, ove erano altri partigiani. Restano a Valcasotto Gaglietto e una ventina di uomini. Naturalmente non tutti gli uomini che si accoglievano nel Gruppo erano buoni, ma non era possibile impedire ciò.

23 Novembre

In seguito alla distruzione del Rifugio della Navonera. avvenuta oggi, giusta le condizioni imposte, i tedeschi si ritirano da Pamparato e da Roburent.
Ritornano il colonnello Rossi e Siri; da questa data fino al nuovo anno essi compariranno a Valcasotto solo saltuariamente. Una quindicina di patrioti si impegnano di scendere a Mondovì e Fossano per assumere la mansione di tutela dell'ordine pubblico. Loro compito apparente era quello di collaborare con l'esercito invasore; compito vero, effettivo era quello di organizzare, in stretta cooperazione con i rimasti in Valle, colpi di mano, trafugando armi, munizioni e viveri. Questo compito verrà pienamente effettuato, poiché spedizioni di armi e viveri furono fatte con i più ingegnosi stratagemmi, e, non solo per i patrioti di Valcasotto, ma anche per quelli di Valle Ellero. Tra gli altri si distinsero in questa non facile opera i patrioti Gonella, Bottoli, Moletti, Rossi, Ghigliano, Bimbo, Gerbino.
Chi sarà l'anima del Gruppo rimasto a Valcasotto che a poco a poco si riorganizza e cresce di numero, è il carabiniere Gaglietto.
Dopo il 15 dicembre Taranti non fu più visto a Valcasotto e non si ebbero più notizie di lui.

16 Dicembre

I tedeschi arrestano Siri a Mondovì; a loro volta i partigiani fanno sentire che sono ancora vivi, e arrestano, pure a Mondovì, quel Comandante della Polizia Urbana cav. Regis e il Podestà Monferrino. Gaglietto va a trattare il cambio degli ostaggi e Siri è liberato. Il sergente Andriano è arrestato dagli agenti dell'Ovra il 20 dicembre e viene rilasciato il 22 gennaio 1944.
Il 24 ritorna Franco che con Bogliolo e Gaglietto curano la ripresa del Gruppo. Bogliolo, temperamento di combattente disciplinato e cordiale, si rivela soldato di valore. Il Natale del 1943, nonostante una scaramuccia a S. Giacomo di Roburent, avvenuta l'antivigilia, passa relativamente tranquillo.
La stampa della Repubblica di Salò si scaglia con accanito livore, con odio spietato contro i numerosi gruppi di partigiani che dominano incontrastati in tutte le valli dell'Italia settentrionale, e che non cedono né alle lusinghe, né alle minacce, ma affrontano con coraggio anche la morte per la libertà
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1944

Gennaio

L'alba del nuovo anno segna una rapida ripresa del Gruppo partigiani nella Valle, la qual cosa dimostrerà ancora una volta che non è possibile coartare e, tanto meno, distruggere le libertà fondamentali degli italiani.
Vecchi partigiani del novembre scorso ritornano, ne arrivano molti nuovi e specialmente nuovi ufficiali, i quali inquadrano le nuove forze e tengono ardente la fede nella vittoria colla parola, coll'esempio e con la disciplina partigiana. Un validissimo aiuto ha dato al Gruppo l'eroe e martire della libertà, l'avvocato Tancredi Galimberti, che gli infuse, nelle sue venute clandestine fino a Pamparato, nuova vita e nuovo ardore.
I patrioti con colpi di mano nei magazzini non solo di; Mondovì, ma di Cuneo, Fossano, Carrù e Dogliani, si forniscono di armi, munizioni, viveri e materiale vario. La nuova casa di Borgna Ulderico in piazza S. Liberata è trasformata in caserma; molti partigiani usufruiscono tuttora della generosa ospitalità della popolazione.
Il 14 gennaio i tedeschi attaccano con 700 armati un piccolo gruppo di partigiani, forte di solo 50 uomini, presso Miroglio di Frabosa; nel durissimo combattimento nove di essi cadono e sono brutalmente seviziati, altri furono feriti e alcuni dispersi: il nemico ebbe pure le sue perdite.
I partigiani caduti a Miroglio sono: Albani, Odasso di Garessio, Schiappa Pietro da Savona, Boeris Amerigo, Salletti Luigi, Scaglione, Negrini da Cuneo, Guarneri Luigi da Carmagnola, Onorio, e due civili: Basso Giovanni da Miroglio e Trona Giuseppe da Frabosa.
Da Miroglio ritornano in Valle Ghigliano, Dante, Lulli e qualche altro superstite. Da Sestri Levante arrivano una quarantina di uomini.

13-18 Gennaio

La consistenza del Gruppo partigiano cresce rapidamente; l'armamento, sia pure di armi leggere, è considerevole.
A Valcasotto sono oltre 200 uomini: una sessantina al Baraccone col tenente Mario, con Gaglietto sono il tenente Dino e Bogliolo.
A Viola e il tenente Pippo con una squadra forte e audace.
Sciolla, Savina, Ferrero e Pompa sono a Pamparato ove, con altri elementi, costituiscono la «Raf» che fa continue puntate fuori Valle.
I partigiani: maggiore Peschiera (Travaglio) e avvocato Verzone, in questi mesi fanno ripetute visite al Gruppo.
Il 13 gennaio un'incursione diretta dal tenente Sciolla, porta i patrioti nella «Caserma Galliano» di Mondovì, ove fanno ingente bottino. Il 18 si ripete l'incursione, ma il colpo non riesce; i tedeschi, forse preavvisati da qualche spia, accolsero con fuoco intenso i partigiani, e il tenente Sciolla cadeva colpito a morte da una raffica di arma automatica. I compagni riescono a recuperare la salma a cui fu data degna sepoltura nel cimitero di Valcasotto.
Questo Comando partigiano, previe trattative con quello tedesco di Mondovì, manda 40 uomini nella «Caserma Galliano»apparentemente per la tutela dell'ordine in città, ma in realtà per provvedere al Gruppo armi, munizioni e viveri.
L'attività di questi uomini fu molto proficua, anche perché effettuo una intensa azione di propaganda tra i giovani della zona monregalese che affluivano poi clandestinamente a Valcasotto. Il 31 gennaio il comando tedesco ordina il disarmo di tutti gli uomini della « Caserma Galliano»; questi rifiutano di deporre le armi, e Gaglietto li riporta in Valle con gli automezzi a sua disposizione; i reduci da Mondovì vanno a stabilirsi alla frazione Tagliante di Valcasotto, al comando di Bogliolo.

1 Febbraio

C'e allarme: la Raf si ritira da Pamparato. Rossi, Gaglietto e Franco hanno un incontro a Serra con un capitano tedesco, ma naturalmente non si conclude nulla, ognuno resta sulle proprie posizioni di avversario deciso; la Raf ritorna a Pamparato.
Sia le trattative del giorno 18, come l'incontro a Serra Pamparato, erano avvenuti dietro domanda del comando tedesco di Mondovì, il quale tentava ogni mezzo per rendere i partigiani meno pericolosi alle sue forze, per impedire che si rafforzassero e, eventualmente, averli con tutta facilita in suo potere. I partigiani poi non erano alieni dall'aderire, fino ad un certo limite, a tali domande, onde avere la possibilità di sorvegliare più da vicino il nemico e sfruttare la situazione sotto ogni rapporto a tutto loro vantaggio.
Era insomma un giuocare di astuzia e di inganno fra nemici inconciliabili.
Il giorno due il colonn. Rossi cede il comando al magg. Mauri (Enrico Martini), reduce dalla battaglia di Miroglio.
Il nuovo comandante, ufficiale di Stato Maggiore dell'esercito, appare subito compreso dell'importanza e della difficoltà della sua mansione; dall'aspetto alquanto severo, mostra un gran cuore per i suoi partigiani. E' audacissimo nei suoi propositi, se pure non è sempre corrisposto dall'abbondanza dei mezzi: soldato di carattere e di animo indomito, immette nel Gruppo nuova vita, cura la disciplina e valorizza gli elementi meritevoli. Prende alloggio nella palazzina dei signori Baldracco alla Correria del Castello e sceglie a suoi diretti collaboratori l'eroico tenente Giacobini e il tenente Lulli, ragazzo dal fegato di leone.

5 Febbraio

L'afflusso dei partigiani cresce sempre. Vediamo per la prima volta il giovanissimo dottor Re, che dispone in una stanza della suddetta palazzina il suo ospedaletto da campo rapito alla repubblica di Salò.
Gaglietto raduna ancora uomini: il rag. Giuseppe Sordo viene da San Michele con la sua squadra; un gruppo numeroso arriva da Calizzano e un altro da Sommariva Bosco.
L'affluenza delle reclute è vertiginosa; nella prima decade di marzo la forza del Gruppo sarà di oltre mille uomini, inquadrati nei vari distaccamenti del Baraccone, della Correria, di Tagliante e nei locali della Scuola.
Rispettivamente il 9 e il 15 febbraio, il Comando, costituitosi in tribunale, condanna alla pena capitale due donne e tre uomini, perché riconosciuti colpevoli di spionaggio.
Il 14 i partigiani di stanza a Serra di Pamparato condannano alla fucilazione il loro commilitone cap. magg. Mazzei per la sua cattiva condotta; la sentenza e subito eseguita, quale esempio di disciplina partigiana.
Il 15 febbraio dal cimitero di Carrù venivano recuperate parecchie armi automatiche e trasportate in Valle; nello stesso giorno, tre ufficiali con l'autista della X Mas sono catturati sulla nazionale San MicheleCeva.
Il giorno 18, duecento armati tedeschi attaccano Lisio e Viola; da Valcasotto parte un reparto di soccorso, la battaglia durò accanita per due ore; i tedeschi ebbero un morto e i partigiani due feriti; due giovani fratelli di Viola furono uccisi.

20 Febbraio

Verso il 20 febbraio Mauri prende stanza al Castello, ospite gradito dei signori Baldracco, i quali fino a quell'epoca poche volte si allontanarono dalla loro dimora.
E' indubbiamente degno di alto encomio il contributo materiale e morale che questa illustre famiglia torinese ha sempre dato al movimento partigiano. Oltre ai vari cascinali sparsi nella Tenuta, anche il Castello, monumento architettonico di primo ordine, passato nei primi anni del secolo scorso in proprietà di S. M. Carlo Alberto sommo martire dell'indipendenza e somma vittima delle invidie italiane (Cesare Balbo) diviene ora in tempi tristi per l'Italia focolaio di amor patrio, rifugio ai perseguitati per la fedeltà e l'amore ad un'Italia grande e libera.
Si deve pero riconoscere e deplorare che non tutti i partigiani fossero animati da questa pura e alta idealità. «Vi furono pure come scrive un valoroso partigiano zone grigie; la realtà dura della vita con tutte le sue bassezze e passioni, ebbe agio a manifestarsi. L'ambiente consenti ad elementi poco degni di intrufolarsi, ad altri di spadroneggiare, portando danni alle popolazioni, che si prodigavano invece in generosi soccorsi. Questa era la fatalità della situazione».

25 Febbraio

Da pochi giorni Garessio e stata occupata dai tedeschi. Nelle prime ore del 26 mattino, Mario dal Baraccone, Bogliolo da Tagliante e Lulli dalla Correria, partono con tre squadre, e all'alba attaccano l'avversario con fuoco nutritissimo di armi automatiche; il capitano Martinengo appoggia l'azione con la sua forte squadra di partigiani. I tedeschi ripiegano e si asserragliano all'«Hotel Miramonti»portando via un morto e feriti, ma a mezzo autocarri arrivano loro rinforzi da Ceva; i patrioti continuano a combattere finché, soprafatti dal numero, rientrano ai loro distaccamenti con due morti, Sabatini e Giorgio Carrara, e tre feriti.

1 Marzo

I partigiani Losano Roberto, Belviso Alessandro e Voarino Adriano, al ritorno da Ceva, ove avevano portato a termine un' importante opera di sabotaggio, nei pressi di San Michele cadono in un'imboscata e sono fucilati dai tedeschi. Le loro salme sono recuperate e portate a Valcasotto ove vengono degnamente seppellite: Mauri con nobili parole dà loro l'estremo saluto.
Il giorno 10 alcuni partigiani arrestano a Garessio tre civili, ritenuti sospetti, e li portano a Tagliante, da dove, lasciati liberi, scenderanno nelle tragiche ore del 15.
Nella stessa settimana, sotto l'imputazione di spionaggio, è arrestato il segretario comunale di Roburent: viene processato e fucilato a Pamparato.
I partigiani Mas e Leone sono arrestati dai tedeschi, vengono portati a Savona e fucilati.

10 Marzo

Gli audaci colpi di mano su Ceva e lungo la nazionale Ceva-Mondovì, la sanguinosa battaglia di Nava, in cui il capitano Martinengo (Hanau) aveva conquistato quei forti e cacciati i tedeschi fino a Pieve di Teco. avevano deciso i tedeschi ad un attacco in forze contro l'altro vertice del triangolo, Valcasotto. Le staffette informano che i tedeschi attaccheranno con forze veramente ingenti.
E' in questa Valle il vero nido dei partigiani, il centro da cui Mauri vigila e lancia i suoi uomini per continue azioni di sabotaggio e colpi di mano a posti di blocco nemici, che rendono sempre più difficile il transito sulla nazionale N. 28, grande arteria di comunicazione del Piemonte colla Liguria; e per ciò che i tedeschi intendono condurre un'azione a fondo.
Tutte le forze partigiane sono in allarme. Il magg. Mauri è pienamente conscio della sua scabrosa situazione, poiché se la forza disponibile è di più di mille uomini, mancano pero completamente le armi pesanti, gli uomini atti a reggere il combattimento sono pochi, mal vestiti, mal nutriti e la temperatura è ancora assai rigida; tuttavia egli dispone le sue forze in posizione difensiva.
Tutte le postazioni sono in efficienza; a Tagliante e Bogliolo, presso Frassanea e Italo Cordero, al Baraccone sono Mario, Bruno e Dino, al colle di Garessio un centinaio di uomini, nel settore di Serra sono due plotoni al comando del tenente Enzo.
Il dottor Re è nella sua infermeria in attesa degli eventi.
Cigliatti aveva curato bene l'impianto telefonico e l'attivissimo Fubini aveva messo a punto tutte le armi.
Mauri è al Castello in comunicazione telefonica con tutti i reparti.
I tedeschi intanto hanno già occupato Val Tanaro, Val Corsaglia e la zona Ceva-Mondovì con una forza di circa due Divisioni di uomini, perfettamente attrezzati per la guerra invernale in alta montagna; dispongono di truppe speciali, vestite di bianco, per la guerriglia sulla neve, hanno pezzi da 155, autoblinde e carri armati pesanti.

13 Marzo

Forti reparti di tedeschi sono contemporaneamente a Lisio, a Monasterolo Casotto, a Torre-Mondovì.
Dopo tre ore di battaglia entrano in Lisio riportando tre feriti gravi, due dei quali decedettero quasi subito; il civile Rozzo Benedetto e ucciso casualmente nella propria casa. Il giorno dopo salgono a Viola ove uccidono padrone ed esercente dell'«Albergo del Dragone».

Il giorno 14 avviene un combattimento a Monasterolo Casotto: sono fucilati i patrioti Canova Reinero, Martino Pietro, Puppo Giuseppe, Vesta Angelo e un quinto rimasto ignoto; i due partigiani Peirano Giovanni e Prette Pietro sono arrestati e poi fucilati a Ceva il giorno 18.

In Torre i tedeschi entrano alle tre del mattino del giorno 13; in frazione Borbera arrestano il patriota sergente Mellino Umberto, che il giorno dopo è fucilato sulla piazza del Municipio e la sua casa incendiata; sequestrano radio e compiono qualche saccheggio.

Alle sette dello stesso -giorno la colonna tedesca entra in Roburent sparando in ogni direzione; due uomini sono portati a Ceva e poi rilasciati; incendiano la casa di Galliano Emilio e di Odasso Placido, svaligiano e saccheggiano molte altre case.
Il grosso delle forze tedesche prosegue per Serra e Pamparato; a Roburent rimane un forte gruppo di occupazione che continua il saccheggio, e il 17 uccide in regione Mirasola cinque patrioti di cui quattro di Roburent: Briatore Armando, Galliano Desiderio, Salvatico Giuseppe, Vallepiano Costantino e Pietrapessi Gregorio da Luino (Varese). Il 20 circondano la casa del geometra Giuseppe Galliano e trovano in sua vece il ten. colonn. Andrea Magliano, che arrestano e portano a Torino alle «Nuove», ove è trattenuto per venti giorni. Sempre a Roburent il giorno 21 fanno un rastrellamento e arrestano i seguenti giovani che portano a Ceva e di là in Germania: Galliano Giovanni, Galliano Giorgio, Promis Pierino, Galliano Oreste, Galliano Venanzio, Galliano Epifanio, Galliano Giuseppe, Ferrua Dario. Molto ricercato è il geometra Giuseppe Galliano membro attivo del C.L.N., fulcro intellettuale della resistenza nella Valle e su cui da tempo pesava mandato di cattura. Fu trovato da una pattuglia tedesca in Val Corsaglia il giorno 18, ma con abilissimo stratagemma, riesce provvidenzialmente ad occultare la sua identità.

Anche a Serra le truppe arrivano il 13 alle ore 14, sparando. Prendono subito possesso della casa canonica, ove collocano il comando, senza alcun riguardo al venerando Arciprete Can. D. Alessandro Icardi, che viene rinchiuso in una stanza e piantonato con gli altri tre componenti la famiglia, in attesa di essere fucilato insieme col Vicecurato Bertone D. Giuseppe, sotto l'accusa di avere entrambi dato soccorso ai patrioti.
Dopo due giorni, arriva a Serra, proveniente da Ceva, il colonnello comandante in capo delle truppe tedesche, e si lascia commuovere dalle lacrime del venerando Arciprete, il quale, inginocchiato ai suoi piedi, protestava la sua innocenza; lo mette in libertà senza però lasciarlo alloggiare in canonica, ma obbligandolo a pernottare or da uno or dall'altro dei suoi parrocchiani, che saltuariamente potessero disporre di un letto.
Il Vicecurato pero non vide il letto per i tredici giorni che gli invasori spadroneggiarono in canonica; fa da servo, da lustrascarpe, da cuoco, e proibito di uscire di casa, la quale nel frattempo veniva saccheggiata e devastata.
Dall'osservatorio posto sul campanile della Chiesa Parrocchiale un ufficiale tedesco con tre serventi dirigeva le operazioni: dava e riceveva segnalazioni da tutta la Valle.
Contro ogni sentimento di umanità e senza particolare motivo arrestano e portano a Ceva Noferi Gino, sfollato da Torino, che aveva la moglie morta in casa, e due bambine, una di tre anni e l'altra di pochi giorni; dopo tre giorni è lasciato libero e può ritornare a Serra ove trova le bambine allogate presso famiglie caritatevoli. La salma della moglie si è dovuta portare al cimitero senza alcun segno religioso.

Saccheggiano e incendiano la casa di Ferrua Giovanni «Trattoria Braccio di Ferro», la villa dell'avvocato Giovanni Bovetti, quella di Don Luigi Nasi, e alcuni seccatoi.

Ancora verso le ore 15 dello stesso giorno 13, entrano in Pamparato occupano il Municipio ove bruciano e disperdono carte d'ufficio. Prendono stanza al «Albergo delle Alpi»di Giuseppe Prato e insediano il comando nell'abitazione del cav. Giuseppe Giaccone; incendiano la casa di Robaldo Paolo in frazione Morra.
Il 17 saccheggiano e incendiano la casa dei fratelli Nino e Pietro Bertolotti, già locale della Farmacia Bolmida.
Nello stesso giorno incendiano l'abitazione dei carabinieri di proprietà Calleri.
Cercano del dottor Brosio, partigiano notissimo ed elemento intellettuale molto in vista; anche il podestà Cugnod è ricercato, ma riesce poi, come il dottor Brosio, a giustificare il suo atteggiamento.

14 Marzo

Nella notte una squadra di tedeschi composta di una ventina di uomini arriva a Valcasotto; entrano nell'ufficio postale gestito da Ina Facciotto, mettono ogni cosa in disordine, fanno a pezzi l'apparecchio telegrafico, asportano importanti carte d'ufficio, corrispondenza personale, denari e cibarie. Entrano nella casa dei fratelli Giuseppe e Paolo Canova e nella panetteria di Borgna Ulderico; alle cinque ripartono per Pamparato.
All'alba, da Frassanea e da Tagliante, Italo Cordero e Bogliolo aprono un fuoco nutritissimo di mitragliatrice contro autoblinde e reparti tedeschi che avanzano provenienti da Pamparato; per tutto il giorno la battaglia non ha sosta, le mitragliatrici cantano incessantemente, le autoblinde non superano il passo della Rocchetta. Un' autoambulanza al seguito delle truppe porta via a più riprese morti e feriti; una «cicogna »sorvola spessissimo e scruta ogni angolo della Valle. Alle ore 15 la staffetta Poggio informa che i tedeschi sono padroni del colle di Garessio e di là battono con i cannoni il Baraccone e Tagliante.
Verso sera la battaglia diminuisce d'intensità: il maggiore Mauri, vista la strapotenza di uomini e di mezzi del nemico, ordina di cessare il fuoco e di ritirarsi.
Il ripiegamento avviene durante la notte tra il 14 e il 15, e la stragrande maggioranza dei patrioti riesce a sfuggire all'accerchiamento, non senza fatica pero perché la neve in alta montagna è ancora molta ed è notte, e molti sono senza viveri.
Nel combattimento del 14 cadono: il ragioniere Tobia Ottorino da Mondovì, lo studente Dogliotti Mario, pure da Mondovì, Tumino Marcello da Pola, Stanchi Valter da Genova Sestri, Montaldi Domenico da Sanpierdarena.
La sera del 14 un reparto tedesco incendia la frazione Arotte di Pamparato che, nella densa oscurità della notte, appare come un immenso braciere.
Alle ore 24 i tedeschi scendono dal colle di Garessio alla Correria del Castello; nella stessa notte forze tedesche arrivano dalla Navonera e altre da Viola; queste ultime attaccano la postazione del Baraccone. Così il cerchio attorno alla Valle, culla dei partigiani, è stato lentamente e metodicamente completato.

15 Marzo

Mattino: alle ore 7, tutto l'imponente complesso di forze circondanti la Valle scatena un furiosissimo attacco, la morsa di ferro si chiude.
Il fuoco di decine di mitragliatrici con quello delle autoblinde e dei carri armati è assordante e terrorizza; per tre ore questa valle pare trasformata in un inferno. Le case, le finestre, le strade, ogni più piccolo sentiero, sono battuti dalle armi automatiche. Molte case conserveranno visibili le traccie del bombardamento.
Alle dieci la furia di ferro e fuoco ha termine; la popolazione ne esce terrorizzata.
La soldataglia teutonica, finalmente padrona della Valle, preda tanto agognata, irrompe nell'abitato spavalda, prepotente, sanguinaria. Parte insegue i pochi partigiani in ritardo nella ritirata, parte inizia una diligentissima perquisizione casa per casa, e altri preparano l'accantonamento alle loro forze.
La casa canonica, i cui inquilini durante il bombardamento si erano rifugiati in Chiesa colle insegnanti Ines Mongardi e Blengini Giuseppina, fu tra le prime ad essere perquisita. Pero, malgrado quanto era in essa avvenuto, con esito negativo.
Il comando si insedia alla «Trattoria della Croce Rossa»di Roà Antonio.
Le squadre incendiarie incominciano subito la loro opera. Una casa di Roà Modesto brucia, così pure la «Trattoria di Casotto»di Giaccone Paolo e la «.Cantina Nuova»della vedova Robaldo Seconda, così ancora la panetteria di Borgna Ulderico e la casa di Nasi Andrea, anche il casolare Dadici è in fiamme.
Gli incendiari non risparmiano alcuna stalla, alcuna baita; è incendiata una casa di Prette Emanuele al casolare Nascio e la casa del Beneficio Parrocchiale in regione Frassanea; la cascina Bucas, il Baraccone e una grande stalla a Pietrabruna della Tenuta Baldracco sono pure preda delle fiamme. Ma purtroppo non si fermerà qui tanta distruzione !
Alle ore 11 il comando tedesco chiama in ufficio il parroco e il suo coadiutore Don Giov. Volpe: l'ufficiale tende la mano e invita a sedere, parla correttamente l'italiano.
«Povera Valcasotto» sono le sue prime parole, concise, secche, che agghiacciano l'animo; poi si susseguono domande e risposte vertenti principalmente sull'aiuto dato ai partigiani, sulla loro dislocazione e forza e sul contegno della popolazione. L'uno e l'altro escono da quell'abboccamento tutt'altro che piacevole, con l'animo profondamente rattristato e col cuore in gola, ma con l'impressione che il tedesco si fosse alquanto ammansito.
Si incominciano a conoscere i morti civili durante l'azione: Borgna Maria ved. Pezza, uccisa in casa propria; Crosetti Giovanna in Borgna col figlio Alfonso di anni 16, uccisi mentre uscivano di casa; Canavese Luisa, colpita mentre si trasferiva dalla cascina «Gombe»alla Correria; sono feriti gravemente in casa propria Prette Antonio che decederà nel prossimo aprile e la figlia Clementina.
Partigiani caduti in combattimento il giorno 15 in territorio di Valcasotto: Quartero Edgardo da Mondovì, Riba Pietro da Cuneo, Lambertini Elio da Calizzano, Montaldi Vincenzo da Sampierdarena, Faggio Marcello da Bagnasco.

15 Marzo

Pomeriggio: Verso le ore 15 il parroco è chiamato presso il panettiere Borgna Ulderico, condannato alla fucilazione perché vennero trovate in casa sua poche armi e munizioni. Non fu possibile intervenire in suo favore. Ne riceve la confessione sacramentale sulla pubblica piazza, ove lo trova, come inebetito, seduto sopra un legno con gli abiti a brandelli e intrisi di sangue; nella cucina della «Trattoria Croce Rossa»il morituro, pienamente rassegnato, è confortato dal Santo Viatico, e pochi minuti dopo è fucilato nel prato sottostante lo stradale e ivi sepolto. Il plotone di esecuzione lo abbatteva, mentre egli, in ginocchio sull'orlo della fossa e a mani giunte, era assorto in devotissima preghiera. Scena straziante! Della famiglia Borgna-Crosetti non rimane che la figlia Romana di 17 anni, che era allora in collegio; scompare così, vittima di una brutalità e di un odio inconcepibile, una famiglia intelligente laboriosa e di fervida iniziativa che lascia un gran vuoto nella parrocchia.
Arrivano altre autoblinde e carri armati, pattuglie perlustrano continuamente tutta la Valle e perquisiscono le case. Le abitazioni di Borgna Vincenzo e di Garelli Letizia sono saccheggiate e vuotate di ogni oggetto di qualche valore.
Con un carro armato pesante si sfonda il portone del Castello che viene invaso dalla truppa e saccheggiato: ogni sorta di suppellettile, materassi, lenzuola, vestiti, ecc., è portata via a mezzo camion; sono rotte le finestre, le porte, i mobili, lacerati i tappeti, calpestati e dispersi documenti d'ufficio.
Alle 17,30 tutta la popolazione e in piazza a sentire gli ordini del comando tedesco: non ospitare partigiani, il coprifuoco è in vigore dalle diciotto di sera alle sette di mattina, rigoroso l'oscuramento, proibito il suono delle campane, la porta principale di ogni casa deve stare aperta giorno e notte e deve portare affissa 1a tabella con i nomi e le generalità degli inquilini, ritiro delle radio.
Si sente il peso del dominio straniero, reso ancora più duro dalla difficoltà di poter comprendere la lingua delle truppe occupanti.
Sono le diciotto, bisogna stare in casa. Finalmente finisce quella tristissima giornata; chi l'ha vissuta non la dimenticherà per tutta la vita.
Ci si ritira in casa, ma non si ha voglia di parlare, né di mangiare, ed è inutile cercare un po' di ristoro e riposo nel sonno. Della frazione di Tagliante e della sua popolazione non si ha alcuna notizia.

16 Marzo

Per tutti i giorni 15, 16, 17 la truppa bivacca ovunque, anche presso le famiglie, avida di bottino, insaziabile di vestiario, viveri, ecc., il danno patito da tutti è enorme.
Al giovedì 16 si sa che sugli abitanti di Tagliante pende la minaccia della fucilazione in massa, perché accusati di aver favorito in modo particolare i partigiani. Il gravissimo pericolo fu miracolosamente evitato proprio nel piazzale di quel Santuario di Maria Ausiliatrice, ove essi erano stati radunati, per l'onesto e coraggioso atto del giovane padre di famiglia Prette Giuseppe. Questi infatti, in quell'ora di generale smarrimento, chiede al capitano tedesco di parlare e, avutone il permesso, dice che è falsa l'accusa di cui sono incolpati gli abitanti di quella frazione.
Ad un partigiano, prigioniero dei tedeschi, che era presente, il Prette domanda: «non e vero che l'altra sera io ho rifiutato di ricoverarvi in casa mia perché eravate armato?». Il partigiano riflette alcuni istanti, poi risponde: «e vero». Il capitano tedesco è soddisfatto di quella risposta e la minacciata esecuzione non avviene.
Indubbiamente il Prette si era messo in una situazione molto pericolosa, ma egli ben conosceva il partigiano con cui parlava, e d'altronde la posta era tanto importante che meritava di giocare il tutto per tutto.

17 Marzo

Il mattino sono fucilati al casolare Tasso i due giovani partigiani Canavese Giulio e Prette Felice e vengono abbandonati orribilmente deformati nel viso, sulla pubblica strada per parecchi giorni. Alla sera dello stesso giorno a Tagliante è seviziato e fucilato Nasi Enrico: il poveretto arriva da Pamparato alle ore 17 con l'ordine da quel comando tedesco di portarsi a Tagliante; sfinito dalla stanchezza e dalla fame, si trascina stentatamente e raggiunge la destinazione durante il coprifuoco: due tedeschi fanno scempio del suo corpo con una ferocia brutale.
Incomincia il saccheggio e l'incendio dei casolari Piano, Orsi, Tagliante col suo Santuario, Garassini e Dorè. Il saccheggio di questo gruppo di abitazioni fu rigorosissimo, spietato; e asportato tutto il bestiame e ogni oggetto di vestiario, il rimanente, viveri, attrezzi di campagna, ecc. è dato alle fiamme.
Quegli abitanti, come impietriti dal dolore, devono assistere a quella paurosa fornace, da cui si elevano dense nubi di fumo che oscurano il sole, impotenti a sottrarre qualsiasi cosa al fuoco divoratore. I casolari Tasso, Odassi, Bertolini, Minade e Salvatici seguono la stessa sorte, sebbene un po' mitigata.
I nostri buoni valligiani in quell'incendio sentono bruciare una parte di loro stessi, dei loro sudati risparmi: le loro povere casette ove erano nati, ove avevano visto morire i loro cari, erano dense di così tanti e cari ricordi che davano loro la sensazione di un ritmo di vita che non dovesse cessare mai. Quale triste delusione!
La frazione Frassanea fu salva per il tempestivo e deciso intervento di un ufficiale ungherese che si oppose che venisse incendiata.

18 Marzo

Pattuglie continuano a perlustrare continuamente la Valle e a perquisire le case. Il partigiano Einaudi Bartolomeo è fucilato sul piazzale di S. Liberata.

19 Marzo

Tutti gli abitanti, compresi i vecchi, donne e bambini, dei casolari: Piano, Orsi, Tagliante e Dorè, non avendo più casa, sono trasportati su carri a Pamparato per essere deportati profughi in Germania o altrove; con essi è pure il parroco, il vice curato e la donna di servizio.
Brutto, assai brutto quel viaggio, con una scorta di sgherri che ad ogni istante emettevano grida incomprensibili, ma che dal tono della voce si capiva che erano ostili. La mente è agitata dai più tetri pensieri per il timore di essere deportati in Germania. Sul carro è Prette Giuseppina con un bambino di pochi mesi sulle braccia; il bambino, espressione innocente e inconsapevole della generale angoscia, piange, piange tanto durante il tragitto; la povera mamma non sa come fare per consolarlo, anch'essa piange. All'arrivo a Pamparato il podestà Cugnod e il segretario Meglioli si occupano con lodevole e accorato interessamento di tutti: nessuno è deportato, ognuno può essere ospitato da parenti o da amici e, dopo qualche giorno fanno ritorno alla loro Valle, allogandosi provvisoriamente alla meglio.
Al parroco e al coadiutore viene ordinato di tenersi a disposizione del comando in Pamparato e, come luogo di residenza, è assegnata quella casa canonica, ove furono accolti e trattati cortesemente dal prevosto D. Giuseppe Raviolo v. f. Il giorno 21, lasciati liberi, fanno ritorno alla loro sede. Essi ricordano e ringraziano con sentita riconoscenza, oltrechè le autorità di allora, le persone, e furono molte, che in quella dolorosa circostanza offrirono ospitalità a loro e alla popolazione, e furono generose di conforto.
I! comando tedesco viene trasferito a Pamparato e terrà sotto il suo ferreo controllo tutta la Valle fino al 26 marzo. Alla Correria resta un presidio con un ufficiale; alla Trattoria Croce Rossa rimane pure un presidio con un ufficiale.

***

Anche a Valdinferno, frazione di Garessio, ebbe sfogo l'ira tedesca: furono incendiate decine di case, uccisi otto civili, saccheggiata la casa canonica e maltrattato quel povero parroco quasi cieco, Don Giacomo Musso.

20 Marzo

Tre giovani partigiani di Roburent: Robaldo Egidio, Sasso Carlo e Sasso Andrea, caduti nelle mani dei tedeschi, sono fucilati a Pamparato.
Nella ritirata del 15 marzo perdono la vita sui monti: lo sfortunato Fubini e Gavirati; sono catturati e fucilati a Ceva: il Dottor Re, Zambetti Michele da Pamparato, Wolfango Beccaria da Genova, Maletti Luigi da Niella Tanaro, il polacco Aronne, il tenente Enzo e il tenente Enrico Valvasssura. I sottotenenti Ettore Rocco, Innocenzo Contini, Augusto Dacomo e Domenico Quaranta, con tanti altri partigiani di cui non ricordiamo il nome, furono rastrellati, portati a Cairo Montenotte e, dopo innumeri sevizie e sofferenze, fucilati. Sono caduti a Pra di Roburent: Ferraris Franco da Novi Ligure, Barbano Dante da Alessandria Collemonte e Cavino Michele da Milano.
Due partigiani, rimasti sconosciuti, furono fucilati da una colonna tedesca in regione Molarine presso il ponte dell'asino, tra Torre-Mondovì e Roburent; vennero poi seppelliti a Torre con i dovuti onori.

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Il tenente Pippo, che era a Viola, trova scampo con i suoi uomini ritirandosi verso il monte Mindino.
Lulli, riuscito a fuggire ai tedeschi, sarà poi catturato e portato in Germania, da dove potrà fare ancora ritorno in famiglia.
Andriano verrà arrestato a Cherasco il 2 settembre e inviato in Germania; rientrerà il 24 maggio 1945.
Pietro Manzo e Curazzano Ugo. vanno in Val Corsaglia col capitano Cora; Ghigliano Renzo è passato in Val Mongia ove rimane fino alla liberazione. In dicembre Manzo va in Liguria con il «N. 1 Special Forse»inglese, e vi rimane fino al giugno 1946.
Il sergente Madella, Franco, Colantuoni e tanti altri, sfuggono alla rete tedesca e continuano la vita partigiana fino al maggio 1945. Gaglietto, ferito, riesce a non farsi braccare dalle pattuglie tedesche che percorrono la Valle in ogni senso; si nasconde e cura come può la sua ferita. Anche Pompa e Bogliolo sono salvi.
Mauri e Italo Cordero, dopo una settimana di difficilissima peregrinazione sulle alte e nevose vette dell'Antorotto e del Mindino, sfiniti per la fatica e per la fame, riescono a passare il Tanaro e a penetrare nelle Langhe. Anche l'avvocato Miretti, di cui è caro il ricordo, e che era il rappresentante del C.L.N. nel Comando Partigiani, può, dopo molti stenti e difficoltà, non lasciarsi cogliere dalle squadre tedesche.
Ma Mauri non si dà per vinto: con Bogliolo organizza nelle Langhe le forze disperse che crescevano nuovamente giorno per giorno fino alla vittoria, e forma il «1(o) Gruppo Divisioni Alpine»; diventerà l'eroe leggendario della resistenza. nelle Langhe. Memorabili le battaglie da lui poi sostenute con alterna fortuna contro i tedeschi e repubblicani a Castellino Tanaro, Murazzano, Igliano, Cigliè, Clavesana, Marsaglia e Alba.

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In Ormea, città partigiana, e nella frazione Ponti di Nava hanno luogo in diversi tempi aspri combattimenti contro i repubblicani e i tedeschi, i quali lasciano in città un forte presidio per molti mesi e vi compiono fucilazioni, saccheggi e rappresaglie.
La squadra partigiana ormeese, numerosa e forte, l'abbiamo vista più volte e per vario tempo in Valcasotto, ed è stata indubbiamente all'altezza del suo compito.
Quel giovane parroco Can. Don Giovanni Politano v. f. dà tutto il suo appoggio, spesso con suo personale pericolo, alla causa dei patrioti, e interviene con intelligenza e tatto presso quel comando tedesco, ogni volta che gli è possibile, per evitare danni più gravi alle persone e alle cose.

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La sposa del polacco Aronne. Ruth, separata a Ceva da suo marito poco prima ch'egli fosse fucilato, è trasportata nel campo di concentramento di Fossoli (Modena), poi trasferita in Polonia nel campo di concentramento di Auschwiz.
A Fossoli fa conoscenza con Amelia e Beniamina Levi da Mondovì, e con loro condivide gli orrori del campo anche in Polonia, fino all'arrivo delle truppe russe, dalle quali sono liberate.
Amalia Levi, molto depressa sia moralmente che fisicamente, è ricoverata in infermeria verso i primi di ottobre 1944 e più non uscì; con molta probabilità fu selezionata e mandata al gas. La zia Beniamina, sfinita e gravemente inferma, decede nella prima meta di marzo del 1945 nel campo di Auschwiz.
La Ruth, dopo lungo e romanzesco viaggio, ritorna in Italia; la rivediamo a Valcasotto, da dove, dopo pochi giorni, si trasferisce in Francia presso suoi parenti.

23 Marzo

Mentre gli abitanti di Valcasotto sono ancora sotto l'incubo delle recenti giornate di incendio e di morte, compare improvvisamente il nostro amatissimo Vescovo S. E. Mons. Sebastiano Briacca. Fu come un raggio di sole dopo furiosa e devastatrice tempesta. La sua presenza tranquillizza tanti animi, porta in tutti un po' di calma; la sua parola cristiana e paterna infonde speranza, conforto e coraggio; e il Padre che visita i figli nel momento del dolore; chi poté avvicinarlo gli dimostrò come meglio fu possibile tutta la sua riconoscenza.
E' atto di semplice giustizia e verità notare che anche in mezzo ai tedeschi vi era qualcuno che aveva cuore e coscienza. Un caporale, di religione cattolica, e originario di Colonia, fu di grande aiuto a chi si interessava allora al bene delle popolazioni. Sincero, cordiale, a Valcasotto salvo alcune situazioni difficili. disperate; a Pamparato, come interprete, fece del suo meglio per strappare alla morte più partigiani che poteva, come ben ricordano il podestà Cugnod e il segretario Meglioli. Iddio lo benedica, a lui la riconoscenza dei suoi beneficati e di chi lo conobbe.
Con Valcasotto anche Val Tanaro, Valle Mongia, Val Corsaglia, erano state attaccate e percorse dalla furia di ferro e di fuoco che lasciò dietro di sé pianto e rovine.
La grande battaglia di metà marzo è stata certamente un evento di grande rilievo ed ha avuto una vasta ripercussione anche fuori della Valle. L'operazione, veramente imponente che si sviluppò in essa, deve essere inquadrata in una più vasta azione di rastrellamento che abbraccia contemporaneamente tutte le alpi del Cuneese.
I germanici avevano d'altronde bensì scosse, ma per nulla annientate le forze partigiane.
La battaglia di Valcasotto ebbe un peso non indifferente nella lotta partigiana; procurò al nemico un forte spostamento di truppe, un dispendio considerevole di materiale bellico e anche grave perdita di uomini: e per poco tempo il comando tedesco poté tenere la posizione conquistata con tanta difficoltà.

Aprile

Con la partenza dei tedeschi da Pamparato, avvenuta il 26 marzo, le popolazioni di tutta la Valle sono liberate come da un incubo di terrore e ritornano relativamente tranquille.
A Ceva, nei primi giorni del mese, sono fucilati i partigiani Magnino Giovanni da Villanova-Mondovì e Madella Luigi, fratello del sergente Madella
Il 6 aprile arriva una squadra della legione «Muti» per impedire il ritorno dei partigiani in Valle. Il tenente che la comanda, perfidamente scaltro, è furente contro la famiglia Baldracco e prende di mira il Castello, ove compie con raffinatezza ogni possibile distruzione. Si finge un attacco di partigiani con grande sparatoria e relativi finti feriti: un caporale asporta i vasi sacri di quella Cappella.
11 giorno 16 un'auto tedesca sale a Lisio e preleva il podestà Cav. Musso che doveva essere fucilato. Il Prevosto e v. f. Don Giovanni Antonio Ansaldi va subito a Ceva, ove il comando tedesco gli conferma la sentenza: visto inutile ogni suo tentativo, ricorre a S. E. Mons. Vescovo, che tosto interviene e riesce ad evitare la fucilazione.
Il giorno 30 un'altra squadra della legione «Muti», dà il cambio alla prima, la quale va a Ormea. I repubblichini si stabiliscono a Pamparato.

Maggio

Il 6 maggio arriva altra milizia repubblichina e si ferma fino al 25 dello stesso mese, giorno in cui alle 23,30 abbandona definitivamente tutta la Valle del torrente Casotto. Questi repubblichini di Salò erano di enorme gravame per la popolazione da cui estorcevano ingenti viveri per le loro insaziabili fauci.
Il giorno 11 vengono tumulate con rito religioso in questo camposanto le salme dei patrioti e dei repubblicani che erano ancora sepolte nel luogo ove caddero fucilati.

***

Da alcuni mesi il comando tedesco e repubblicano danno la caccia agli intellettuali, che sono il sostegno, l'anima del movimento partigiano.
Innumerevoli lavoratori del pensiero indiziati dall'Ovra come simpatizzanti per gli alleati, vengono prelevati e, dopo sommario processo, o sono rinchiusi nelle prigioni a languire fra privazioni di ogni sorta, oppure sono deportati in Germania a morire in campi di concentramento.
Il Dottor Franco Baldracco, assai noto specialmente a Torino, già colpito da mandato di cattura, è uno di questi ricercati. Sfugge a stento alla polizia repubblicana andata a prelevarlo nella sua abitazione in quella città, e, dopo difficili peregrinazioni da luogo a luogo, da una regione all'altra, riesce a far perdere la traccia di sé. La sua salvezza ha del prodigio, e lo attesta la Cappella in onore di S. Teresa del Bambino Gesù che egli e la sua gentilissima Signora hanno fatto erigere con signorile munificenza nella loro tenuta sull'Alpe di Pietrabruna. Il tempietto, aperto al pubblico con una solenne sagra nel settembre del 1946, è opera d'arte dell'Ingegnere Albertelli di Torino.
Da quella conca alpestre suggestiva, che sentì il furore della battaglia, che fu luogo di transito a repubblicani, a tedeschi e partigiani; la bellissima statua della Santa di Lisieux, tra un profumo di erbe e di fiori alpini, nell'inesprimibile musica del silenzio, ricorderà ai pastori, ai tristi, a tutti, che la sua vita fu un inno d'amore all'eterno Iddio e che tutti siamo figli del medesimo riscatto.
I vari gruppi partigiani delle Langhe, del Basso Monferrato, dell'Albese e del Braidese si tendono fraternamente la mano, ponendo le basi di quella collaborazione che permetterà la costituzione di un più grande organismo: il l.o Gruppo Divisioni Alpine.
Bogliolo assume il comando della 1a Divisione Langhe, l'ereditiera dei ricordi di Valcasotto e Val Maudagna.
Ben presto si ricostituiscono le Brigate: Val Tanaro, Val Casotto e Val Mongia.

Giugno

Dopo la fucilazione del Dottor Re, aveva riassunto l'ufficio di medico il Dottor Brosio, che continuerà ad espletare il suo compito con vero amore e la massima cura; e Gaglietto riuscirà a formare in Pamparato un'infermeria partigiana dotata dello stretto necessario.
Valcasotto ritorna sotto il controllo partigiano e vi rimarrà fino alla liberazione.
Arrivano da Garessio due patrioti motociclisti che proseguono per Fontane di Frabosa; a tarda sera dello stesso giorno giungono dalla stessa città settanta uomini della squadra del capitano Martinengo (Hanau) e ripartono il giorno dopo pure per Fontane. Là è Glglietto con un gruppo di una cinquantina di uomini, quasi tutti carabinieri. A Garessio il carabiniere Angelo Battaglia forma una squadra di partigiani che passa dopo pochi giorni alle dipendenze di Martinengo.
Valcasotto ha un presidio di partigiani e sarà, per qualche tempo, luogo di transito con fermate, più o meno lunghe, di uomini che tengono in comunicazione Fontane-Garessio e Ormea.

Luglio

Il 20 luglio i partigiani sono in allarme: i tedeschi hanno attaccato Fontane con forze rilevanti; i patrioti resistono tenacemente, finché, sopraffatti dal numero, si ritirano. Gli invasori saccheggiano pubblici esercizi e incendiano abitazioni.
Il 24 luglio i tedeschi si insediano a Garessio. Il 28 rastrellano in città e nelle campagne duecento uomini; una cinquantina sono deportati in Germania, ove alcuni muoiono in campi di concentramento; molti riescono a evadere; quattro sono fucilati presso l'«Hotel Miramonti»: Odello Giacomo, Salvatico Battista, Battaglia Anselmo e Gazzano Stefano. Campero Giuseppe, anche lui nel numero dei condannati, per un vero miracolo non venne falciato dalla raffica dell'arma automatica: la città vive giornate di terrore.
Il Dottor Roberto Lepetit, mente superiore ed esemplare figura d'uomo, prelevato a Milano il 29 settembre è deportato in Germania a Mathausen prima, poi a Melk e ancora a Ebensee ove decedeva il 4 maggio 1945; aveva 39 anni. La sua perdita è stata assai grande. Fu profondamente compianto da tutta la città di Garessio.

Agosto

Il 10 agosto arriva in Valcasotto il colonnello Alessandro, proveniente dalle Langhe, con l'incarico dal maggiore Mauri di costituire la IV Divisione Alpi. Di questa Divisione dovrà fare parte la costituenda XV Brigata Valcasotto, a comandare la quale viene designato il tenente Ezio Aceto.

Il 16 agosto presso la Ciorandella (Lisio) i partigiani fermano una Compagnia di tedeschi provenienti da Bagnasco, che vuol penetrare in quella Valle; nel combattimento cadono due partigiani; il nemico si ritira con perdite che non fu possibile accertare.

Il 28 e 29 agosto, da Garessio arrivano in Valcasotto pattuglie di tedeschi con numerosi carri e fanno razzia di fieno nella cascina «Seccatoio», nei fienili di Roà Modesto, di Nasi Andrea, dei cugini Borgna (Sot) e della Correria.

Settembre

Nei primi giorni del mese, il tenente Aceto giunge in Valle con Pompa e una squadra di diciotto uomini; ad essi si unisce Gaglietto con una ventina di uomini, provenienti dal disciolto comando «Bande Mondovì» che aveva avuto fino a poco tempo prima sede in Val Corsaglia e che passò a formare la Brigata Val Corsaglia della III Divisione.
La situazione che i nuovi venuti trovarono in Valle non era certamente deliziosa: c'e tutto da rifare. Il grave colpo subito in marzo dai patrioti, le distruzioni operate nella Valle dai tedeschi, le fucilazioni, il timore di nuove rappresaglie, se non aveva intaccato il sentimento di patriottismo della popolazione, aveva però, e a ragione, creato un'atmosfera di orgasmo e di diffidenza verso di loro.
Critica è la condizione della Valle dal lato alimentare le armi difettano e le azioni di ricupero danno scarsi risultati; anche i nuovi elementi partigiani tendono ad affluire verso reparti già organizzati, cioè verso le Langhe e altre valli più a ovest (Divisione Cora).
Il primo settembre ritornano i tedeschi con diciassette carri e asportano considerevole quantità di fieno. Il giorno dopo Gaglietto manda da Pamparato due uomini a interrompere il ponte di Vatè. passaggio obbligato per chi viene da Garessio. Il giorno undici i tedeschi ritornano con molti carri, ma l'interruzione del ponte impedisce di effettuare il loro progetto; ritornano indietro e disgraziatamente faranno man bassa nei fienili di Cappello, frazione di Garessio.
Queste diverse puntate di tedeschi, col pretesto di rilevare del fieno. dimostrano quale preoccupazione sia sempre stata per loro l'esistenza di bande partigiane nella Valle del Casotto, e l'importanza da essi sempre annessa alla Valle, come zona dalla quale avrebbero potuto derivare gravi molestie alla loro via di comunicazione tra Piemonte e Liguria, e, specialmente, come eventuale via di passaggio delle loro truppe in caso di ritirata.
Il giorno otto cade in S. Michele-Mondovì il partigiano Bruniera Emilio in conflitto coi tedeschi.
In settembre è di passaggio in Valle una squadra di partigiani ormeesi al comando del tenente Peirano; si ferma alcuni giorni e poi rientra nella sua città.

18 Settembre

Una squadra di Martinengo (Brigata Val Tanaro) prende alloggio alla cascina «Biula»,, un'altra al casolare «Nascio»,una terza alla «Trattoria Croce Rossa»,e un'ultima a Pamparato.
Con Martinengo sono: l'ammiraglio Sismondi (Marenco di Moriondo), il capitano di marina Vallega da Pornassio (Imperia), l'avvocato Giusto Vincenzo Giovanni, giovane e distinto professionista originario di Priola (Cuneo).
Ritorna la squadra di Ormea col bravo capitano Bologna, che si unisce alle forze di Martinengo; questi dispone di alcune centinaia di uomini.
Ancora in settembre, i partigiani di stanza al Castello di Viola prelevano e tengono prigionieri trentacinque repubblicani e due tedeschi, i quali compivano notte tempo frequentissime azioni di rastrellamento in quella Valle.

Ottobre

La Brigata Valcasotto è attualmente costituita da un centinaio di uomini e due ufficiali, il tenente Aceto e il tenente Renato; assai scarso è l'armamento.
Vengono compiute azioni di dist