Inizi della Resistenza

L'8 settembre 1943, al momento della proclamazione dell'armistizio, si trovava nella Val Casotto un piccolo reparto di soldati italiani, destinato ai lavori stradali sulla rotabile San Michele - Pamparato - Garessio.
Sorpresi dagli avvenimenti, anziché disperdersi essi rimasero sul posto in attesa degli eventi.

Il rientro poi dalla Francia della IV Armata - che era di presidio nella zona di Nizza - ed il ritiro dalla costa ligure (Imperia, Albenga) di numerose forze armate indussero molti "sbandati" a dirigersi verso la montagna per evitare il disarmo e l'internamento da parte dei tedeschi.
Molti di costoro scelsero come base di raduno proprio la Val Casotto e, mentre alcuni sarebbero poi tornati alla chetichella alla vita civile, altri vi rimasero intuendo che l'ora della pace era ancora lontana e che una nuova fase della guerra per la libertà d'Italia stava per cominciare.

La sera del 13 settembre un piccolo gruppo di 11 - o forse 13 - uomini raggiunse la Valle. Era un gruppo di "politici" di tendenza repubblicana, proveniente da Torino.
Si aggiunsero ad essi alcuni ebrei ed antifascisti.

Nei giorni immediatamente seguenti, il nucleo di ribelli si rinforzò di valligiani e di altri elementi venuti volontariamente da Mondovì e dai dintorni.

Il 4 novembre, 11 ufficiali jugoslavi già prigionieri al campo del "Miramonti" di Garessio si unirono a 4 polacchi giunti il 27 ottobre e ad alcuni francesi.
Assieme formarono quella che fu chiamata la "Legione straniera".

Vi era inoltre un gruppo di ex militari che si consideravano ancora in servizio e che, data la loro esperienza, costituirono una delle basi più forti dell'organizzazione partigiana.

Fin dai primissimi giorni dopo l'armistizio, dunque, la Val Casotto fu un polo di attrazione per gli italiani non disposti a confondersi nel disfacimento generale del Regio Esercito e a lottare per riconquistare la libertà.

Ciò che accadde in seguito può essere letto nei testi pubblicati.